Il
quadruplice attacco.
Il
primo attacco, il 13 febbraio, durò dalle 22 e 9 fino alle 22 e 35 e sulla città
furono sganciate circa 3000 bombe dirompenti e 400000 incendiarie. Molte
dirompenti pesavano tra i 1800 e i 3600 chilogrammi. L’incursione della RAF
colse di sorpresa abitanti e autorità. Nel sottosuolo erano state costruite
molte gallerie ma queste strutture erano del tutto inadeguate di fronte alle
incendiarie le quali appiccavano rovinosi incendi che penetravano facilmente nei
rifugi antiaerei non dotati di ventilazione. I singoli rifugi erano divisi da
pareti che all’occorrenza erano facilmente abbattibili, tutto questo facilitò
il propagarsi dei gas caldi uccidendo migliaia di persone asserragliate nei
rifugi.

Durante
il secondo attacco, il 14 febbraio, dall’1 e 22 all’1 e 54 , su una città
già violentemente colpita, furono sganciate circa 4500 dirompenti e 170000
incendiarie. Nelle due operazioni vennero utilizzati 1400 bombardieri con 6000
aviatori. L’intervallo di 3 ore doveva servire per colpire anche le strutture
antincendio e di "protezione civile" che nel frattempo sarebbero
affluite a Dresda. Contemporaneamente sarebbe stato possibile sorprendere la
popolazione fuori dai rifugi.
Ormai
è chiaro qual era l’obiettivo: infliggere danni gravissimi alla città
colpendo la parte più debole ma anche estranea alla guerra: gli abitanti e i
profughi dell’Est privi di protezione da parte delle autorità militari
tedesche.
Al
termine del secondo attacco la città era un gigantesco incendio visibile nel
buio della notte a centinaia di chilometri di distanza. Il denso fumo nero che
si alzava era causato dalle strutture delle abitazioni che ardevano ma anche
dalla combustione di migliaia di corpi di civili.
Il
terzo attacco, sempre il 14 febbraio, però questa volta in pieno giorno, riversò
su Dresda 1500 dirompenti e 50000 incendiarie. Furono impiegate 1350 fortezze
volanti e Liberatores 14 ore dopo il primo attacco.
Il
quarto attacco su una città che continuava ad ardere avvenne il 15 febbraio,
durò circa 40 minuti in pieno giorno, e riversò sulla città 900 dirompenti e
50000 incendiarie. Gli ultimi due attacchi furono condotti dall’aviazione
americana.

L’obiettivo
erano ancora i civili, infatti furono utilizzate ancora le incendiarie e
soprattutto i terribili "Mosquito" i quali mitragliavano, passando
appena sopra i tetti delle case, tutto ciò che si muoveva. Così i civili che
miracolosamente erano sopravvissuti furono mitragliati dai piloti americani
vicino al fiume e nei parchi cittadini dove l’entità delle distruzioni era
minore. L’ultimo attacco ci fu il 2 marzo quandi più di 1200 bombardieri
finirono di distruggere il poco che ancora era rimasto in piedi nella città.
Anche questa volta lo scalo ferroviario non fu colpito.
