Perché
questa orrenda carneficina?
E’
necessario, come sempre quando si analizzano fatti storici, distinguere le
ragioni addotte dagli aggressori e le probabili cause dello stesso avvenimento
evidenziate dagli storici. Per inglesi e americani Dresda era una città di
particolare importanza strategica a livello militare (passaggio di truppe
dirette ad Est), industriale (molte fabbriche lavoravano per la guerra) e come
snodo ferroviario della Germania centro-orientale. In più gli anglo-americani
sostenevano che a Yalta i russi avevano chiesto incursioni aeree alleate sulle
città tedesche per facilitare l’avanzata dell’Armata Rossa.
Le
prime due ragioni erano assolutamente fuori luogo (era impensabile che le truppe
tedesche passassero proprio nel centro della città). L’ultima affermazione fu
smentita dai russi dopo la guerra. Solo la terza aveva qualche validità. Ma
allora perché usare prevalentemente le incendiarie se l’obiettivo era anche
il sistema ferroviario di Dresda? Secondo i sopravvissuti al quadruplice attacco
i danni che le strutture ferroviarie di Dresda riportarono erano minimi. Solo 3
giorni dopo fu possibile far circolare di nuovo i treni. Invece nella stazione
centrale erano stati trovati migliaia di corpi privi di vita a causa delle
altissime temperature (fino a 1000 gradi) e dei gas venefici respirati. Non fu
neanche attaccato l’aereoporto civile e militare di Dresda-Klotrch nonostante
il sovraffollamento di velivoli. Anche l’area industriale fu poco danneggiata.
Quali
sono allora le cause?
Secondo
Irving, Dresda potrebbe essere definito il primo episodio della "Guerra
fredda" piuttosto che un evento traumatico dei mesi che precedono la fine
della II guerra mondiale. Infatti le truppe russe fin dal ’44 avanzavano
velocemente e senza ostacoli dispiegando una potenza bellica quasi illimitata in
fatto di uomini arruolati. Invece le operazioni anglo-americane nel continente
sembravano immobili: il fronte italiano era bloccato lungo l’Appennino
tosco-marchigiano e l’avanzata dopo lo sbarco in Normandia procedeva con
relativa lentezza. A questo punto il disastroso bombardamento di Dresda serviva
anche per mostrare ai russi, i quali avevano ormai occupato gran parte
dell’Est europeo, di quale potenza di fuoco disponessero gli alleati.
La
conferenza di Yalta (4 – 11 febbraio ’45) si era appena conclusa in Crimea e
i tre grandi: Roosvelt, Churchill e Stalin avevano diviso l’Europa e il mondo
in due grandi aree di influenza politico-economico e militare. Il bombardamento
di Dresda doveva servire ai russi per capire che lo stesso trattamento poteva
essere riservato a loro se i patti di Yalta nono fossero stati rispettati.
Probabilmente
la stessa logica è alla base del duplice bombardamento atomico di Hiroscima e
Nagasaki voluto da Truman: non tanto per dare la spallata definitiva ad un
Giappone ormai agonizzante, quanto per mostrare ai russi quali terribile arma
avessero gli americani da far valere nel quadro dei rapporti di forza a livello
internazionale. Un’altra causa plausibile per spiegare l’attacco su Dresda
riguardava la saldezza del fronte interno tedesco e la necessità di minarne le
basi con azioni terroristiche in grande stile. A questo proposito i
bombardamenti convenzionali sulla Germania non bastavano più, erano necessarie
altre armi terribili come le bombe incendiarie per carbonizzare e terrorizzare
migliaia di innocenti. Ma come spiega Irving, nel saggio citato, dopo Dresda non
ci furono più altre azioni simili e così il fronte interno tedesco resse fino
al suicidio di Hitler e alla cessazione delle ostilità l’8 maggio ’45. I
russi arrivarono a Dresda appunto l’8 maggio: il tremendo bombardamento non
era servito a "liberare" Dresda neppure un giorno prima della fine
della guerra.
Se
gli obiettivi politico-militari del quadruplice attacco furono un fallimento, il
risultato fu un’immane catastrofe per una splendida città e per migliaia di
contadini annientati e di bambini bruciati vivi per l’intenso calore,
carbonizzati, diventati cenere e asfissiati dal monossido di carbonio e dal
fumo.
Più
di 240 chilometri quadrati della città furono divorati in una solo notte e la
città bruciò per 7 giorni e 7 notti.
Chi
scrive è convinto che la tragedia di Dresda è ancora oggi poco conosciuta al
di fuori della Germania. Forse è il destino della storia che esalta i
vincitori, nascondendo gli orrori da essi provocati, e denigra eccessivamente i
perdenti, misconoscendo come in questo caso le orribili sofferenze patite dai
civili inermi.