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PERIODICO DI INFORMAZIONE ECULTURA DELLA FAMIGLIA LEGNANESE
 

La chiesa dei Santi Martiri e i legami ideali con la Battaglia di Legnano
Le connotazioni storiche del tempio che ha custodito per un anno la croce del Carroccio.

con la brillante vittoria della Flora, dopo un digiuno di ben 36 anni, la croce del Carroccio è stata costodita finalmente per un anno nella chiesa e nell'altare che hanno maggior titolo ad esporre alla venerazione dei fedeli questo sacro simbolo.La Chiesa dei S.Martiri ha infatti legami ideali, oltre che concreti con la battaglia di Legnano. Innanzitutto prima che diventasse parrocchia la nuova chiesa Cardinale Ferrari in via dei Pioppi, nel 1992, la storia ci dice che su un lembo del primitivo territorio dei Santi Martiri, esattamente nella zona della cascina Mazzafame, si svolse, nel lontano 1176, la prima fase della battaglia di Legnano. Quando a partire dal 1890 si cominciò a discutere dove era più opportuno far sorgere nell'Oltrestazione una nuova chiesa destinata poi a diventare parrocchiale, il rione Mazzafame non era ancora molto popolato, come lo erano invece già le due fasce di territorio laterali alla via Novara e quindi l'ubicazione in questa zona era quindi scontata. Nel 1990 l'inaugurazione del monumento di Enrico Butti, celebrativo della battaglia dei lombardi contro il Barbarossa, rinfocolò nei legnanesi l'amore e l'orgoglio di memorie storiche legate al Medioevo. Nacque così l'idea di dedicare ai Santi Martiri cristiani: Sisino, Martirio, Alessandro, le cui reliquie erano custodite nella chiesa milanese di S.Simpliciano, dove era sepolto l'arcivescovo Ariberto da Intimiano, che stando alla leggenda donò ai milanesi la croce lobata del Carroccio, incitandoli alla rivolta contro Federico 1. La proposta della dedicazione ai Santi Martiri della nuova chiesa sarà più tardi caldeggiata dallo stesso arcivescovo Cardinale Andrea Ferrari. Nel realizzare l'edificio religioso, ultimato nel 1910, si cercò quindi di legarlo alle memorie connesse con la battaglia contro il Barbarossa. Fu così che nell'altare di destra il pittore Matteo Meneghini affrescò una pala che raffigura i tre santi martiri con un'ambientazione paesaggistica che richiama la Valle di Non dove furono uccisi e un volo d'angeli in un cielo plumbeo.Questo altare fu inaugurato il 29 maggio 1919, anniversario del martirio dei santi patroni della parrocchia. Ai lati dell'altare spiccano anche due lapidi con i nomi dei parrocchiani morti nelle ultime due grandi guerre e i nomi delle città aderenti all'antica Lega Lombarda. La croce di Ariberto da Intimiano fino allla trslazione, avvenuta il 30 aprile scorso, alla basilica romana minore di San Magno, era collocata proprio in questo altare. La reggenza dei contradaioli della Flora sperano di poterla ancora conquistare con una nuova vittoria al palio del prossimo 31 maggio, per poterla riportare nella loro chiesa parrocchiale. Ma dovranno fare i conti con le altre sette sorelle.
Chi erano i tre martiri patroni?
Sisinio, Martirio e Alessandro erano nati in Cappadocia e, ancora giovinetti nel IV secolo vennero mandati a Milano per essere istruiti nella fede dal vescovo S.Ambrogio. Attratti dall'ideale missionario furono inviati al vescovo di Trento, San Virgilio che li destinò nel 387 ad evangelizzare l'antica regione Anaunia, l'attuale Valle di Non. Dopo dieci anni a servizio della gente della Valle, il 29 maggio del 397, furono trucidati in un rito, detto degli Ambarvali, durante una festa pagana di carattere agreste nella località di Mecla, ora Sanzeno, dove era stata eretta una basilica aloro dedicata. Le reliquie dei tre martiri furono successivamente trasferite a Milano e custodite nella chiesa di S.Simpliciano. A Sistinio, Martirio e Alessandro è legata una leggenda popolare, nata anche dalla coincidenza della loro morte con la battaglia di Legnano nel 1176. All'intercessione dei Santi Martiri le genti lombarde attribuiscono la vittoria di Legnano. Si narra infatti che nel giorno dello scontro tra le milizie milanesi e quelle del Barbarossa, tre colombe uscirono dalla chiesa di S.Simpliciano, dove erano custodite le loro reliquie, e andarono a posarsi sulla croce del Carroccio rimanendovi fino al termine della battaglia.


Da "La Martinella" n°4 - periodico della famiglia legnanese - autore: Giorgio D'Ilario