Le
testimonianze sulla chiesa di S.Martino ci riportano alla battaglia
di Legnano
Nel territorio dell'antica contrada "in Galvagno" i primi insediamenti
e una necropoli
Il
territorio dove sorge la chiesa di San Martino è fondamentale
per la storia di Legnano, non soltanto per alcuni riferimenti
topografici connessi con la battaglia contro il Barbarossa, ma
anche per i numerosi ritrovamenti archeologici romani e pre-romani,
che hanno fatto tracciare la mappa di una vasta necropoli localizzata
in tale zona e risalente ad epoca compresa tra il secondo e il
primo secolo a. C.
Nel maggio 1994, a non molta distanza da questo edificio sacro
e in direzione nord-ovest rispetto alla chiesa, erano affiorate
anche vestigia di un insediamento abitativo dello stesso periodo
e i resti di un laboratorio artigianale con tomo di cottura per
ceramiche. Sulla collina di S. Martino, si deve quindi dedurre
vivessero i primitivi abitatori di Legnano, al riparo dalle piene
del fiume e in posizione dominante la valle dell'Olona. Nel censimento
nominativo di Legnano del 1594 questa zona è indicata come contrada
"in Galvagno" dal nome di battesimo di nobili del tempo come i
Crivelli e i Visconti.. Afferma Guido Sutermeister in una "Memoria"
della Società Arte e Storia proprio a commento di questo censimento
steso dal prevosto Giovanbattista Specio, che "sistema topografico
antico delle strade, in vicinanza di un corso d'acqua disseminato
da mulini, è costituito da tante parallele che corrono
verso l'ubicazione dei mulini stessi. Tra queste strade troviamo
collegamenti trasversali e in vicinanza di allevamenti, vie diagonali
di arroccamento. La via S.Martino, una di queste comprese
tra la linea della cascina Bellingera, che conduce alla
Gabinella, e la via vecchia per Borsano(l'attuale via della Vittoria)".
La chiesetta di S.Martino è giudicata quattrocentesca, ma era
già segnalato nell'elenco lasciato dallo storico Goffredo da Bussero.
Potrebbe avere quindi anche origini più lontane. In proseguimento
alla via S.Martino vi è un'altra diagonale che salendo a ponente,
si collega con la strada detta "del confinante" (oggi via Dandolo)
in un punto non molto distante dalle località Buon Gesù e Borsano,
nominate nelle descrizioni della battaglia di Legnano. Lungo questa
stessa diagonale il territorio di Legnano, vi era una chiesetta
dedicata a S.Giorgio di epoca medioevale che aveva anche pregevoli
affreschi alle pareti." Per la cronaca, aggiungiamo, alla
fine dell'800, a seguiti) di epidemie di colera e vaiolo questa
chiesetta fu adibita a Lazzaretto e successivamente purtroppo
abbattuta; di essa non si è conservata alcuna traccia ad eccezione
di una immagine ad acquerello tramandataci da Giuseppe Pirovano
e conservata al Museo Civico.
Il
territorio di San Martino e la battaglia contro il Barbarossa
Tornando
alla chiesa di S. Martino, così conclude i riferimenti storici
Guido Sutermeister: "Siccome in una descrizione di fonte germanica
delta battaglia di Legnano è detto che i milanesi del Carroccio
avevano dietro di loro un fosso, é ovvio definire che la strada
di arrocco sia stata quella dette diagonali predette. Siamo alla
seconda fase della battaglia di Legnano, quella seguita al primo
scontro con l'esercito imperiale tra Borsano e Cascina Mazzafame.
Il chiaro riferimento è quindi alla collina di S. Martino con
fa scarpata degradante fino alle sponde dell'Olona".
In realtà l'esercito milanese della Lega Lombarda aveva scelto
la collina di S. Martino come ostacolo difensivo per attaccare
dall'alto il Barbarossa, che era atteso dalla valle Olona al confine
con Castellanza. Non pensavano infatti i lombardi che l'esercito
imperiale, proprio per evitare il territorio di Legnano, da Cairate
volesse puntare invece su Borsano e Turbigo per imboccare la strada
diretta al Ticino e raggiungere quindi Pavia. Da tutto ciò deriva,
come abbiamo premesso, l'importanza storica della chiesa di S.
Martino e del territorio circostante. Un altro riferimento, che
ci conferma l'esistenza sul luogo dell'attuale chiesetta di una
più antica e precedente costruz1clne religiosa, è contenuto nel
testamentc1di Giovanni da Legnano, giureconsulto e uomo politico
legnanese vissuto nel XIV secolo.
Nell'atto stilato in data 27 marzo 1376, si legge: "Coloro ai
quali il testatore ha lasciato l'usufrutto dei suoi beni, in quel
di Milano e nella località di Legnano, sono tenuti nell'anniversario
della sua morte a far celebrare cigni anno una messa nella chiesa
di S. Martino a Legnano e a Fare ai polveri l'elemosina di un
moggio di pane, fermo restando il consolidamento dell'usufrutto
nella proprietà, in mancanza di adempimento da parte degli usufruttuari
ed eredi". Nella storia antica delle chiese di Legnano, scritta
dal prevosto Agostino Pozzo nel 1650, S. Martino viene descritta
come "Chiesa campestre posta tra le vigne di S.Angelo(convento
dei frati minori osservanti, fondato da Beato Michele Carcano).
Alle volte si cantava messa in questa chiesa alla festa di S.Martino
et si costumava distribuire certo pane fatto in forma di quella
che si costuma la festa di S.Nicolao, il medesmo si faceva festa
di S.Bernardo a Rescaldina."
La precedente e più antica chiesa di S. Martino aveva un orientamento
originario nord-sud e l'ingresso era dall'attuale via Bellingera.
Nella ricostruzione e ampliaimento del XV secolo tale orientamento
venne modificato col trasporto della facciata ad ovest, cioè verso
l'odierna via S. Martino alla confluenza con via Roma. Il cronista
Giuseppe Pirovano riferisce che "nel 1661 si iniziò a ubicare
di fianco la chiesa la casa per il cappellano, che non fu terminata
perché lo stesso si rifiutò di abitarla in quanto troppo fuori
della borgata. Al mantenimento del chiericato per questa chiesa
provvidero dapprima i Borromeo, poi le famiglie Prata e Prandoni.
La dedicazione del tempio al santo francese fu dovuta alla particolare
devozione che ai quei tempi godeva il vescovo di Tours (316 circa
- 397). S. Martino, stando alla tradizione, diede prova della
sua carità ed attenzione per il prossimo, tagliando in due il
proprio mantello per donarne la metà ad un povero. Fu propugnatore
delle prime chiese rurali, qual è appunto quella di cui ci occupiamo.
Unica sussidiaria della parrocchia di S. Domenico, S. Martino,
ha una forma semplice e aula rettangolare. con un pregevole soffitto
a cassettoni ben conservato. Nella parete absidale è posto un
affresco incorniciato, raffigurante la deposizione del Cristo
con la Vergine Addolorala e le pie donne. Lo stile dell'opera
è tale da farla risalire al XIV secolo ed é di autore ignoto.
Secondo il cronista e pittore ottocentesco legnanese Giuseppe
Pirovano (versione ripresa citando la stessa fonte, da Guido Sutermeister)
l'affresco potrebbe essere stato eseguito nel '500 da Giovanni
Lampugnani, attribuzione che si contraddice con altre fonti, secondo
le quali il dipinto sarebbe invece trecentesco.
Degli altri antichi affreschi, di stile lombardo-bizantino, che
adornavano questo tempio prima del rifacimento, resta soltanto,
sulla parete di sinistra per chi entra, un frammento col volto
di Cristo, forse facente parte della vecchia Via Crucis. Ai lati
della balaustra vi sono due recenti affreschi, di modesta fattura,
raffiguranti rispettivamente S. Martino e S. Domenico.
Rifacimenti
e restauri finanziati dalla contrada
Nel
1700 la chiesa subì ancora alcuni interventi e fu costruito un
campanile con una cornice movimentata sopra la cella campanaria
e un piacevole ornamento più sotto. In epoca più recente, tra
il 1977 e il 198~~ per l'interessamento della contrada S. Martino,
allora guidata da Sandro Gregori, la chiesetta fu interessata
da alcuni lavori di restauro con pulizia degli antichi affreschi
rimasti, rifacimento del tetto e della pavimentazione in cotto
e collocamento di un'artistica vetrata nella finestra della facciata,
opera di Roberto Maria Mascheroni. lnfine fu realizzato sul sagrato
un grande mosaico policromo in marmo dell'artista libanese Elbacha.
Entrambe le opere sono ispirate a temi della battaglia di Legnano
e della contrada. Nel 1984 è stata inoltre affrescata la parete
di sinistra all'interno della chiesa con la scena di S. Martino
nell'atto di spartire il mantello con un mendicante.
Da
"La Martinella" n°6 - periodico della famiglia legnanese - autore:
Giorgio D'Ilario
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