L'
antica chiesa di Santa Maria del Priorato del convento dei frati
Umiliati.
La
prima citazione della sua esistenza risale al 1398. Rimase aperta
al culto fino al XVII secolo.
Dopo
aver ricostruito la storia delle chiese parrocchiali, di quelle
ausiliarie e delle cappelle gentilizie e private di Legnano, meritano
una trattazione anche le chiese conventuali ormai scomparse sul
territorio di questa città. Nella zona del centro storico attorno
ai palazzi e ai possedimenti della Curia Arcivescovile, oltre
alla chiesa del Santo Salvatore (poi San Magno) e S. Ambrogio,
le più antiche dell'allora borgo, si annovera anche la chiesa
di Santa Maria del Priorato annessa al Convento dei frati Umiliati
Agostiniani. Era situata appena fuori dalla cosiddetta braida
arcivescovile, cioè un fossato che si ritiene fosse stato costruito
nel 1257, a protezione dei beni della stessa Curia milanese, ed
esattamente nella via Palestro di oggi (che in epoca medievale
era chiamata appunto via Santa Maria) all'angolo dell'odierna
via XXV Aprile. La facciata era rivolta verso l'attuale ingresso
principale della Manifattura di Legnano. Nel mastro Notitie Cleri
Mediolanensi del 1398 figura, oltre alla Canonica di San Salvatore,
a S. Ambrogio, a S. Martino, a una cappella indicata come S. Mariae
(quella di Legnanello), si fa cenno appunto a S. Maria del Priorato
o Assunta dei frati Umiliati. Nel commentare questa elencazione
Guido Sutermeister si meraviglia della mancanza nell'elenco della
Chiesa di S. Erasmo e attribuisce questa omissione al fatto che
probabilmente a quell'epoca non aveva un proprio cappellano. Nel
XIV secolo S. Maria del Priorato già esisteva e i monaci l'avevano
aperta al culto come chiesa ausiliare di S. Salvatore. Nella sua
storia delle chiese di Legnano il prevosto Agostino Pozzo (1650)
ci dà pochi cenni e sottolinea come questo edificio sacro fosse
sotto il patronato e relativo beneficio dei Lampugnani, aggiungendo:
l'ultimo che godeva questo titolo era un Baldassar della famiglia
Croci da Riva, originario del territorio di Lugano. Quando il
beneficio si rese vacante per mancanza di eredi, l'arcivescovo
Carlo Borromeo incorporò la chiesa, il chiericato, il relativo
convento e i molti beni (circa 660 pertiche) che la comunità degli
Umiliati aveva nel territorio di Legnano. Dai registri di San
Magno e da una pergamena conservata alla Biblioteca Ambrosiana
(consultata dal Sutermeister, che la indica col numero 1023),
i Lampugnani titolari del beneficio della chiesa dovevano essere
i fratelli Battista e Gaspare, detti dei Balzaroli e tra i priori
del convento si annovera anche un frate Placido Lampugnani, forse
parente dei predetti. Se il convento era di modeste dimensioni,
l'aula del tempio invece viene descritta come molto capiente e
funzionale (18,5 metri di lunghezza e 8,4 di larghezza) ed evidentemente
utilizzata come chiesa ausiliaria del Capitolo di San Magno anche
per i fedeli del quartiere Pozzo Uagetto (che nel 1530 aveva 272
abitanti). Vasto anche l'abside che misurava 5,8 x 5,9 metri.
La facciata fronteggiava un portico con soli quattro archi a semicerchio,
sorretti da tre colonne in marmo bianco con capitelli di stile
rinascimentale. Dai frati Umiliati alle monache di S. Agostino
nell'ambito del Convento degli Umiliati risulta anche che era
stato allestito un modesto ospedale che, per quei tempi, poteva
essere una sorta di infermeria per i più poveri. Questo Ospedale
di Santa Maria è segnalato anche in una tabella di censo del Liber
Seminarii Mediolanensi (fine XV secolo). Quando la piccola comunità
di frati Umiliati (da cinque a otto, disponendo al massimo di
una decina di locali, distribuiti sui due piani dell'edificio)
fu soppressa durante l'episcopato di Carlo Borromeo, la conduzione
dell'ospedale fu affidata ad alcune monache Umiliate, dette anche
della Trasfigurazione o del Gesù, devote alla regola di S. Agostino,
che si installarono nell'edificio conventuale. La chiesa subì
alla fine del 1500 un primo disastroso crollo e le monache dovettero
trasferirsi in alcune casupole situate di fronte e che si estendevano
lungo l'attuale via Lega Lombarda, che nel 1660 prese il nome
di via Monastero rotto (poi via Madonna Mora e via Cambiaghi nel
1800). A Santa Maria del Priorato si attribì una certa importanza
se si considera che ai Prevosti di San Magno per ben due volte,
in occasione di visite pastorali, fu ordinato di riparare e ripristinare
la chiesa. Risulta dapprima in un'ordinanza dell'arcivescovo Gaspare
Visconti (1584-1595) che prescrive al Prevosto Giovanni Battista
Specio di mettere in efficienza la chiesa diruta, riducendola
in forma cubicolare e lo ribadisce nel 1618 il cardinale Federico
Borromeo che ordina: "La cappella che mostra crepe e che sembra
ormai vicina alla rovina, sia riedificata in forma quadrata entro
due anni ed abbia finestre più alte e munite di vetro e di reti..."
L'edificio religioso, in parte riadattato e ridimensionato, fu
infatti riaperto al culto, tanto che lo descrive anche il prevosto
Pozzo nella sua relazione del 1650 sulle chiese, ma poi fu abbandonato,
forse per altri danni subiti, nel secolo successivo ed ebbe vari
utilizzi, come ci conferma lo storiografo legnanese Giuseppe Pirovano:
"Cessata la chiesa dalle sue funzione nel 1825, divenne una proprietà
privata e nel 1831 temporaneamente adattata la caserma per il
Reggimento Laterman di passaggio a Legnano e poi utilizzata come
tessitoria. L'abbandono negli ultimi due secoli e la trasformazione
della chiesa avevano reso irriconoscibile l'edificio: erano stati
tramezzati gli interni e la volta a botte nascosta da un plafone
bianco. Il complesso fu demolito completamente nel 1953 per la
costruzione del teatro, degli edifici e della Galleria Ina. Le
suore Umiliate avevano continuato a risiedere nel complesso di
via del Monastero rotto, dove realizzarono anche una chiesina
dedicata alla Trasfigurazione di Cristo. Soppresso il loro Ordine
nel XVI secolo, le monache furono incorporate nei monasteri milanesi
di Santa Caterina di Brera e di Santa Maria al circo. Dell'antica
chiesa di Santa Maria del Priorato e dell'oratorio delle suore
sono stati staccati e conservati frammenti di affreschi: un San
Gerolamo nella grotta con altri santi (XV secolo) e una crocifissione
dello stesso secolo, un Ecce Homo dell'antica chiesa, tre capitelli
nonchè una chiave di volta con la croce di Malta, ritrovata nel
vallo che esisteva tra l'abside e il muraglione della braida arcivescovile
del XIII secolo. La Madonna Mora. Nel 1700 la famiglia patrizia
dei Cambiaghi, che aveva tra i loro componenti anche un sacerdote,
don Luigi, eresse al posto delle casupole del convento e dell'ospedale
delle suore un palazzone a due piani, progettato dall'architetto
Cagnola con grandi finestre rettangolari, palazzone poi abbattuto
e ricostruito quando sull'intera proprietà fu installata la filanda
di seta della attuale Manifattura di Legnano. Fu mantenuta la
tradizione conventuale, dando ospitalità alle suore di Maria Ausiliatrice
che provvedevano al convitto e a un asilo nido per le maestranze
femminili. Il nome primitivo dell'attuale via Lega, via Madonna
Mora, sostituito a quello di via del Convento rotto (per un periodo
anche via Cambiaghi), derivava da una cappelletta posta all'angolo
odierno tra via Lega Lombarda e via Alberto da Giussano. Quando
fu realizzata la predetta via da Giussano, fu conservata l'effige
della Madonna Mora, rifatta ad opera del pittore Gersam Turri
e collocata in una edicola sacra sulla facciata della casa che
Oreste Marinoni, padre del professor Augusto, fece costruire di
fronte nel 1887. L'edicola della Madonna Mora fu ridipinta nel
1953 dal pittore Mosè Turri per incarico degli eredi Marinoni,
ma con la figurazione della Madonna in maestà con alto diadema
dorato.
Autore:
Giorgio D'Ilario
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