-
 
 
 
PERIODICO DI INFORMAZIONE ECULTURA DELLA FAMIGLIA LEGNANESE
 

È dedicata a S. Giuseppe lavoratore la chiesa del monastero delle Carmelitane Scalze
Contiene opere d'arte di insigni artisti contemporanei

il pronao con gli affreschi, poi cancellati di Remo BrindisiAll'inizio degli anni cinquanta il rione della Canazza aveva già assunto le caratteristiche di un quartiere destinato a popolarsi rapidamente con una serie di insediamenti abitativi nella fascia compresa tra la caserma militare di viale Cadona e l'autostrada Milano-Laghi.
Lungo la strada, oggi denominata del Carmelo, esisteva dal 1949 una piccola comunità di suore di clausura dell'ordine delle Carmelitane Scalze.
L'esigenza di dare al quartiere in sviluppo una chiesa e alle stesse monache un tempio annesso al loro monastero, indusse la munifica famiglia dell'industriale legnanese Carlo Mocchetti a finanziare tale realizzazione e contemporaneamente completare la sede della comunità religiosa. Allora era priora madre Teresa di Gesù, venuta dal monastero di Milano con un gruppo di monache, tra le quali suor Maria di Gesù, al secolo principessa Patenò Castello. Lei stessa si occupò di tracciare un sommario disegno della futura costruzione religiosa, che potesse contemperare sia le aspettative della comunità monasticache quelle del rione esterno. Il progetto fu affidato al geometra legnanese Carlo Pastori, coadiuvato dall'ing. Mario De Luca di Milano, i quali idearono il tempio con linee sobrie in mattoni a vista e una facciata caratterizzata da un pronao sorretto da quattro colonne in granito. Il tutto completato da un imponente campanile con cella campanaria a colonne richiamanti la facciata.
La chiesa, iniziata nel 1950, fu benedetta nel 1952 dal vescovo di Lodi monsignor Tarcisio Benedetti e dedicata a San Giuseppe lavoratore, mentre la consacrazione seguì nel 1976 da parte di monsignor Ferdinando Maggioni, vicario generale della Diocesi di Milano.
interno della chiesa come è oggi Nel frattempo era stata ultimata anche un'ala di prolungamento posteriore della chiesa per ricavarne un coro destinato alle suore, affinché potessero partecipare più agevolmente alle funzioni. A seguito della riforma liturgica era stato realizzato anche il nuovo altare in marmo, in sostituzione di quello originario. In occasione di questi lavori era stato collocato un pannello in bronzo di separazione del coro, opera di indubbio pregio del padre francescano Costantino Ruggeri di Pavia, lo stesso autore della cappella feriale del Duomo di Milano. Pregevole è anche la pala d'altare, eseguita da Achille Funi, raffigurante la Sacra Famiglia e "Il sogno della Vergine".
Fino al 1959 anche il pronao risultava decorato da grandiosi affreschi di Remo Brindisi, raffiguranti episodi della vita del profeta Elia, ma l'opera, forse troppo ardita per una chiesetta di monache di clausura e non compresa nella sua essenza artistica, fu eliminata, scalpellando gli affreschi e tinteggiando la parete.
La chiesa contiene inoltre opere di altri insigni artisti contemporanei e precisamente : quattro vetrate circolari di Mauro Reggiani che danno luce alla navata del tempio; sull'altare laterale destro vi è un dipinto di Eliano Fantuzzi nel quale è ritratto un Sacro Cuore, attorno al quale hanno trovato posto, con un concetto classicheggiante, i ritratti dei mecenati (i Mocchetti), che avevano reso possibile l'edificazione della chiesa. Il dipinto all'altare posto sul lato sinistro di chi entra, dedicato alla Madonna, è invece opera di Enzo Morelli.
La porta principale della facciata del tempio, a formelle in bronzo, è di Bruno Calvani, mentre in rame sbalzato, opera di Nino Cassani, è la porta laterale che conduce alla cripta, dove è conservato un crocifisso in bronzo di Francesco Messina. La cripta ospita le tombe di Orsolina Mocchetti, dei suoi genitori e di tre delle monache fondatrici del monastero.
In occasione del centenario della morte della carmelitana Santa Teresa di Gesù Bambino, nota anche come Teresa di Lisieux, è stato infine collocato in questa chiesa del monastero del Carmelo un altorilievo raffigurante la santa, opera dello scultore Enrico Manirini di Milano, benedetta il 20 settembre 1997 da padre Flavio Caloi, vicario generale dell'Ordine dei Carmelitani Scalzi.


Da "La Martinella" n°9 - periodico della famiglia legnanese - autore: Giorgio D'Ilario