La
storia della chiesa di S. Erasmo è legata all'ospizio di Bonvesin
de la Riva
Dalle sue origini medioevali al rifacimento del 11925. Per la
prima volta le sue campane diffusero il rito dell'Avemaria.
Qa
chiesa, dedicata a Sant'Erasmo pontefice e martire, annessa all'antico
ospizio se non fondato, certamente fiorganizzato da Bonvesin de
la Riva, aveva la sua festa solenne il 2 giugno. La ricorrenza
veniva celebrata ogni anno regolarmente la domenica successiva
a tale data. In passato la celebrazione doveva rivestire una certa
importanza se il 18 aprile 1777 papa Pio VI la arricchì di indulgenza
plenaria e la sera della vigilia i canonici del capitolo di San
Magno intervenivano per il canto dei primi Vespri.
C'è da dire che la chiesetta fino allo scorso secolo era ausiliaria
di San Magno, successivamente passata di competenza della parrocchia
del Santissimo Redentore.
Dalla lettera che trascriviamo si rileva che un tempo i fedeli
vi accorrevano in gran numero e contribuivano con generose offerte
al culto del tempio, considerato alla stregua di un santuario.
È il reverendo vicario generale della Diocesi che in data 18 maggio
1601 scrive al primo prevosto di Legnano don Giovanni Battista
Specio per dirimere appunto una questione sorta per le offerte
alla chiesa:
"Molto reverendo Signore, intor- no alla diffierentia che
nasce per la elemosina delle messe che viene fatta et offerta
dal populo il giorrno della solennità di Sant'Erasmo, vengo in
parere che detta elemosina si scoda (riscuota ) senza pregiudizio
delle parti sin dalla prima visita dell'illustrissimo cardinale
da uno o dui sacerdoti desuo Capitolo, assistenti al banco e da
altri due deputati parimenti dell'hospitale, li quali poi consegnino
deta ele mosina
al tesaurero del Capitolo o a quello che da vostro Signore sarà
deputato et che le messe si dicano in quella chiesa di Sant'Erasmo
a ciò che li deputati medesimi sapiano in che si spendano le offerte".
Da un mastro conservato nell'archivio dell'ospizio di Sant'Erasmo,
tenuto di proprio pugno da Gian Rodolfo Vismara, che era rettore
nel periodo dal 1477 al 1484, si rileva anche la distinta delle
spese per la celebrazione di una delle feste patronali della chiesa:
"1478 adì 2 junio: a cinque sacerdoti li quali celebrano messa
e dissero vespro a Sant'Erasmo lo dì della sua festa, soldi 5
per uno e a quello che celebrò la messa grande, soldi 6, in soma
libre 1 et soldi 6".
Per la festa del 2 giugno 1777 si spendono lire 57, soldi 2 e
denari 6 ed è il prevosto don Giovan Maria Piantanida che rilascia
la distinta con dichiarazione in calce dei vari interventi pagati
al prevosto, ai canonici, ai suddiaconi e ai chierici inservienti.
A quei tempi la chiesa di Sant'Erasmo e l'ospizio erano ancora
circondati da campagna, come lo erano nel 1550. Un altro documento
di questa epoca così descrive questo luogo: "Hospitale Sant'Erasmi
extra burgum Legnani, quarta parte miliaris in loco campestri
secus viam Mediolanensem in quo hospitantur pauperes et infirmi
et senes praecipue praefati loci. In quo sunt loca (locali) pront
infra ad hospitandum pauperes et ibi annexa est ecclesi"
È comprovata l'esistenza dell'ospizio, nello stesso luogo dove
sorge attualmente di fianco alla chiesetta, ancor prima del 1313.
Lo conferma un testamento dello stesso Bonvesin de la Riva datato
18 agosto 1304 a rogito del notaio Gabrio da Vegenzate, che reca
un codicillo appunto del 1313, col quale il monaco designa erede
dei suoi beni l'ospedale della Colombetta in Milano, ma detta
anche alcuni benefici e obblighi a carico dei frati dell'ospizio
legnanese. In età medievale, nel grande fervore di fede cristiana,
gli uomini di ogni categoria sociale si facevano pellegrini per
purificarsi o meditare in luoghi santi e percorrevano itinerari
cosiddetti Francigeni o Romei che, partendo dal nord Europa raggiungevano
i passi del S. Bernardo, Gottardo, Sempione e attraversavano l'Italia
con mete Roma, e la terra Santa per la quale ci si imbarcava a
Bari o a Venezia. I pellegrini che dalla via Romea del Sempione
erano diretti alla città Serenissima avevano tra le tappe obbligate
anche l'hospitale di S. Erasmo, nel borgo di Legnano.
La chiesa di questo ospizio, sempre nella realtà religiosa di
quei tempi, ha avuto un'altra particolare prerogativa importante
per l'intera cristianità. Infatti il poeta e monaco dell'ordine
degli Umiliati, Bonvesin de la Riva, come è ricordato nell'epitaffio
della lapide sulla sua tomba che era nel convento di S. Francesco
in Milano, fervente devoto della Vergine, per primo instaurò l'uso
di suonare le campane al tramonto per invitare, coi loro rintocchi
a recitare una preghiera alla Madonna, nell'ora, cosiddetta, dell'Avemaria.
Si può presumere quindi che proprio dalla chiesina di Sant'Erasmo
Bonvesin de la Riva, iniziò questo rito, nei primi tempi solo
serale. Il vecchio edificio dell'ospizio(abbattuto e ricostruito
nel 1925) era di foggia duecentesca e all'interno già esisteva
una cappella aduso dei monaci con un altare dedicato a Santa Margherita,
come si rileva anche dagli elenchi delle chiese e cappelle lasciati
dallo storico Goffredo da Bussero.
Quando l'ospizio crebbe d'importanza, sorse la necessità di realizare
a nuovo una chiesa in sostituzione dell'oratorio conventuale.
Esattamente nel 1490 fu costruito nell'attuale posizione il nuovo
edificio religioso per iniziativa e su finanziamento del nobile
legnanese Gian Rodolfo Vismara, che in questa occasione donò anche
una pala d'altare a trittico raffigurante al centro la Madonna
col bambino che tiene in mano una rosa; sulla sinistra Sant'Erasmo
e a destra San Magno benedicente.
Questa pala sarebbe attribuita a Benvenuto Tisi, detto "Il Garofalo",
che era solito firmare i suoi quadri ponendo un garofano in basso
a destra. Tenendo conto di ciò, secondo l'architetto Marco Turri,
questa attribuzione è azzardata, in quanto il Tisi non ebbe modo
di dipingere nel Legnanese e in quanto i fiori raffigurati nel
quadro sono esclusivamente rose.
Per
la composizione delle figure e per il cromatismo Turri inquadra
piuttosto quest'opera nelle produzioni artistiche della Legnano
fine XV secolo e potrebbe essere quindi ascrivibile a Cristoforo
Lampugnaniche, dopo Melchiorre, aveva lavorato per i nobili legnanesi.
Agli inizi del 1800 il pittore legnanese Antonio Maria Turri affrescò
la cappella maggiore con un maestoso volo d'angeli attorno a un
compiaciuto Padreterno. La chiesa di Sant'Erasmo subì un nuovo
intervento nel 1677 con il rifacimento completo della facciata
in lesene e portale a timpa- no triangolare.
L'ultima trasformazione avvenne nel 1925 per iniziativa del comm.
Fabio Vignati (per dieci anni podestà di Legnano), quando fu decisa
la demolizione dell'edificio medievale dell'ospizio, per allargare
la strada statale del Sempione. Le pareti esterne dell'antica
costruzione ospitaliera avevano resti degli affreschi tre-quattrocenteschi
illustranti il martirio di Sant'Erasmo.
In questa occasione tali dipinti andarono in parte distrutti e
in parte se ne conservò almeno la memoria con strappo e riporto
su tela, degli affreschi ricuperabili, intervento del quale fu
incaricato il pittore Gersam Turri.
Il frutto di questa operazione per- mise di conservare alcuni
frammenti al Museo civico e altri poi collocati negli uffici amministrativi
dell'Ospedale Civile e uno nella cappella di sinistra della chiesa
di S. Erasmo, quest'ultimo poi spostato nella canonica.
Della stessa chiesa vennero modificati i muri esterni, fu eliminata
la facciata del XVII secolo, rifatta in mattoni a imitazione e
foggia trecentesca con una lunetta che sormonta il portale e un
rosone cieco al centro della facciata che si sviluppa "a capanna".
Tali opere furono terminate nel 1927. Gli ultimi lavori di restauro
e di trasformazione dell'interno della chiesa risalgono alla fine
degli anni Trenta.
Esattamente il 2 giugno del 1939 il card. Ildefonso Schuster consacrò
il nuovo altare maggiore, offerto dal sacerdote legnanese don
Ambrogio Chiesa, nel 25° della sua ordinazione.
In tale circostanza venne realizzata anche la balaustra in marmo.
Questa chiesa, sede di cappellania dell'ospedale di Legnano, svolge
tutte le funzioni di culto oltre che per lo stesso nosocomio anche
per l'annesso ospizio e la contrada di Sant'Erasmo che vi ha conservato
la croce del Carroccio per ben dieci volte, in altrettanti anni
di vittoria al palio.
Da
"La Martinella" n°6 - periodico della famiglia legnanese - autore:
Giorgio D'Ilario
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