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PERIODICO DI INFORMAZIONE ECULTURA DELLA FAMIGLIA LEGNANESE
 

La basilica di San Magno: il cuore della città di Legnano
 


urna dei resti di S.Magno nella basilica di S.Eustorgio (MI)

Esistono scarse notizie e pochi documenti su questo arcivescovo milanese, eletto a protettore celeste della città del Carroccio.

Se tutti conoscono più o meno la storia della basilica di San Magno, la cui data di inizio della fabbrica sulle rovine della chiesa romanica che era denominata Santo Salvatore e San Magno (4 maggio 1504), e ultimata il 6 giugno 1513, pochi invece sanno chi era il santo patrono della nostra città, appunto San Magno.
Ma prima una precisazione. Per Santo Salvatore deve intendersi non già il santo, ma Cristo Redentore, in onore del quale in abbinamento a San Magno era dedicata la primitiva chiesa longobarda.
Nella basilica milanese di S. Eustorgio figurano sull'altare maggiore quattro reliquiari che nelle feste solenni vengono sormontati da altrettanti busti in bronzo in figura di vescovi col capo aureolato. Ed è appunto in uno di questi reliquari che è custodita, secondo la leggenda, sembra dal 1558, la calotta cranica di San Magno che fu vescovo di Milano, per volontà di papa Silverio, tenendo tale carica dal 518 al 528, preceduto da Eustorgio II e seguito da Dazio (qualche storico assegna invece a Magno 30 anni di episcopato).
Ma in quali documenti è citato il santo patrono di Legnano?
Esiste in primo luogo un carme in cui si fa cenno appunto a San Magno, trovato in un codice antico da GoÌtredo di Bussero e da lui riportato nel Liber notitiae Sanctorum Mediolani, che dice esattamente:
Virtute officio meruit et nomine Magnus
Forma quidem speculum lux et imago Dei
Claruit in signis ditatus munere divo
Viribus ex toti semper amando bonum.
Non laetis unquatm extolli nec tristibus hisce
Ferre manum fessis nudos vestire paratus.
Captorumque gravi solvere colla jugo
Sustiunuit magni promissa praemia regni
Devincens hostis Taedia magna suis.

Questo carme in pratica fa le lodi del santo e attribuisce allo stesso un atto di cristiana carità, cioè l'aver tolto ai prigionieri di guerra il pesante giogo dal collo.
Di San Magno c'è traccia anche in una lettera di San Avito, vescovo di Vienna, che sarebbe stata indirizzata a tale Magno. Si tratta di una raccomandazione della quale sono latori "alcuni infelici che hanno molto sofferto - così si legge nella missiva - e che sperano di trovare nel destinatario buona accoglienza". Nell'archivio storico di San Magno ai tempi di mons. Cappellétti esisteva (e probabilmente vi è ancora) una "Vitae dei padri, dei martiri e degli altri principali santi " dell'abate Albano Buttler, undicesimo volume di una collezione stampata a Venezia nel 1860. In questa pubblicazione l'autore si dilunga a lodare Magno, sottolineando soprattutto la sua attenzione alla salvaguardia dell'innocenza delle giovani donne in pericolo e abbina il nome di Magno alla città del Carroccio affermando:
"ben presto venne onorato di feste, di altari e di chiese, tra le quali merita un rango distinto la prepositurale antichissima di Legnano".
Secondo il martirologio ambrosiano il vescovo Magno "fu uomo di singolare astinenza e santità essendo ciò comprovato dai suoi miracoli".
Morì il 1° novembre del 540 stando al già citato libro di Goffredo di Bussero che afferma inoltre che il suo corpo "iacet in Ecclesia regum (dei Re Magi) cum Sancto Eustorgio". Secondo il Butler invece morì nel 530. In Lombardia esiste a lui dedicata un'altra chiesa a Morazzano, mentre a Santa Maria in Corbetta c'è un altare in onore di San Magno.
Anche se non è precisato in alcun documento il motivo per il quale la nostra basilica bramantesca fu a lui dedicata, la devozione per San Magno da parte dei Legnanesi che lo hanno elevato a protettore celeste del la città, è tuttavia solida e animata da grande sentimento e fede religiosa.


Da "La Martinella" n°7 - periodico della famiglia legnanese - autore: Giorgio D'Ilario