Dedicata
al Beato Cardinale Ferrari la chiesa della decima parrocchia
Sorge
nel rione di Mazzafame e serve a una comunità di 1800 famiglie
Il
Centro Pastorale Mazzafame era una comunità operante fin dagli
anni Settanta nell'ambito della vasta parrocchia dei Santi Martiri,
anche se poteva contare, come luogo di culto, solo sulla chiesetta
di Santa Teresa d'Avila, una costruzione settecentesca, parte
integrante del complesso rurale dell'antica cascina situata in
fondo a via Ciro Menotti. Lo sviluppo del rione, con i suoi numerosi
edifici di case popolari, con i nuovi villaggi di villette a schiera
e i condomini residenziali ( un complesso di oltre mille nuclei
familiari rendeva ormai indispensabile la realizzazione di una
chiesa.
Nel 1978 il primo punto fisso: l'acquisizione da parte della parrocchia
Santi Martiri di un'area in via dei Pioppi, nel cuore del quartiere.
Inizia così l'"avventura", che si sviluppa di pari passo con la
crescita del rione. E di un'autentica avventura si trattava, dal
momento che al di fuori della grande volontà dell'allora parroco
don Franco Fusetti e della tenace comunità del Centro Pastorale
Mazzafame non c'era altro a disposizione. Diciamo così che la
divina provvidenza ha l'atto tutto il resto, ma ci vollero tredici
lunghi anni.
Il 10 maggio 1987 era stato beatificato il cardinale milanese
Andrea Ferrari e la comunità della Mazzafame decise di dedicargli
la nuova chiesa. Si fece così coincidere la cerimonia della posa
della prima pietra, il 4 settembre, con la sosta a Legnano delle
spoglie mortali del beato Presule, in visita itinerante nei maggiori
centri della Diocesi. Intervenne il vicario episcopale mons. franco
Monticelli.
Nella primavera 1988, definito il progetto redatto dall'architetto
Antonio Faranda di Milano, si poté dare inizio ai lavori veri
e propri di costruzione della nuova chiesa il 28 aprile 1988.
Le finanze limitate consigliarono di prevedere a un edificio sobrio
ma funzionale con una navata principale e una seconda disposta
ad "L" sul lato sinistro, il tutto con pareti e strutture in cemento
armato a vista. Tenendo conto delle esigenze del vasto quartiere,
si pensò anche di realizzare nel seminterrato della chiesa un
vasto salotto per riunioni e attività pastorali e sociali, nonché
un oratorio per quelle sportive e di aggregazione dei giovani,
dei quali già si occupava don Mario Caccia, coadiutore nella parrocchia
dei Santi Martiri. Don Mario, unitamente al parroco doti Raffaello
Ciccone, subentrato a don Franco Fusetti, sano stati i tre "pilastri"
della nuova chiesa che fu ultimata sommariamente nell'inverno
1989, in modo da potervi celebrare la prima messa, nel giorno
di Natale. Il costo di un miliardo e 600 milioni fu coperto per
metà dalla Diocesi di Milano e per il resto dalla parrocchia dei
Santi Martiri, ma anche con i contributi dei residenti. Due anni
dopo, 1'8 giugno 1991, giorno della festa del beato cardinale
Andrea Ferrari, si procedette, presente il cardinale Martini,
alla liturgia per la dedicazione e consacrazione del tempio, che
diventò parrocchia il 1 ° febbraio 1992, quando il popoloso rione
aveva già raggiunto un numero di 1800 nuclei familiari. Primo
pastore della comunità religiosa fu nominato don Mario Caccia,
che in questa occasione ricevette in dono per la sua nuova chiesa
una statua di Maria Ausiliatrice e un antico mobile per la sacrestia,
il tutto offerto dalla parrocchia di S. Bernardo di Castellanza,
città in cui nacque e si formò alla fede il neo parroco. Una struttura
in ferro costituisce il campanile della chiesa sul quale sono
state collocate quattro delle cinque campane della Chiesina di
Santa Teresa d'Avila in cascina Mazzafame, recuperate dopo l'abbattimento
del vecchio campanile, in quanto pericolante. I bronzi erano stati
donati da Alberto Sesler con le famiglie Bigatti e Mereghetti,
proprietari di questo oratorio.
Le
opere artistiche della chiesa
Poche
ma significative le opere artistiche della chiesa del beato Cirdinale
Ferrari.
Nella parete che sormonta l'altare un grande mosaico in stile
pompeiano, realizzato dal pitture Alessandro Nastasio di Milano,
raffigura l'ultima cena con un Cristo in gloria. Un gruppo ligneo
caratterizza il battistero, opera dell'artigiano Riva di Palazzolo
Milanese. Sono realizzati in marmo bianco Botticino il basamento
dell'altare e il tabernacolo; quest'ultimo, posto sul lato destro
della navata principale, reca effigiati sulla porticina due pavoni,
simbolo indiano di immortalità e quindi del rinnovarsi della vita.
La pietra d'altare posta all'interno del tabernacolo stesso proviene
da Santa Maria di Costantinopoli in Calabritto (Avellino) e fu
offerta da quella comunità in occasione di un gemellaggio, essendo
residenti nel rione Mazzafame alcuni nuclei familiari originari
di quella località. Nella navata laterale, di fianco all'ingresso
della sacrestia, è stata collocata una grande pregevole tela di
metri 2,50 per 1,50, del pittore Gianfranco Brusegan di Legnano,
dedicata al beato cardinale Ferrari.
L'artista lo ha ritratto assorto in preghiera in mezzo al popolo
operante del quartiere, con la nuova chiesa (tra la gente della
comunità è raffigurato anche il primo parroco don Mario Caccia),
lavoratori della campagna, impegnati in un ambiente sano d'altri
tempi nella produzione del vino e del pane (simboli anche della
mensa eucaristica) e lavoratori di oggi nelle fabbriche in un
ambiente inquinato; in alto è ritratto il Duomo di Milano, dove
il beato Andrea Ferrari fu elevato alla sede arcivescovile nel
1894 da Leone XIII. Al centro della tela si staglia l'effige del
Cristo Redentore.
Nella chiesa era stata anche collocata una fedele riproduzione
della statua della Madonna della Luce, protettrice di Palermiti
in provincia di Catanzaro, dove é venerata fin dal XVIII secolo.
La statua, offerta e realizzata per volontà degli immigrati di
quel Comune, residenti oltre che a Mazzafame anche in altre località
della zona, è stata trasferita con una solenne processione in
occasione della Domenica delle Palme di quest'anno, in una cappelletta,
all'esterno della chiesa, appositamente costruita nel luogo dove
la comunità era già solita recarsi per la recita del Santo Rosario
e che ora domina sia il tempio sia lo spazio riservati all'oratorio.
Da
"La Martinella" n°4 - periodico della famiglia legnanese - autore:
Giorgio D'Ilario
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