Itinerario tra storia, fede e arte nell’Oltrepò pavese
Dall’abbazia di S. Colombano a Bobbio, all’eremo di S.
Alberto
Vi
proponiamo un itinerario nell’Oltrepò pavese, sconfinando in
Val Trebbia, con tre mete: l’eremo di Sant’Alberto di Butrio,
Varzi col suo borgo medievale e Bobbio nel Piacentino per ammirare
le bellezze dell’Abbazia di San Colombano, un territorio che
in pieno Medio Evo fu teatro delle vicende dei Malaspina, dei
Dal Verme e delle lotte tra i Comuni e l’imperatore Federico
«Barbarossa». Su Butrio, in particolare, rimandiamo il lettore
anche ai servizi delle pagine 18 e 19.
Raggiunta Piacenza in autostrada, si percorre la Val Trebbia
lungo la statale 45 fino a Bobbio, famosa soprattutto
per l’abbazia fondata nel 614 dal monaco irlandese Colombano,
che fu, con Montecassino, importante centro culturale del primo
Medioevo. La chiesa, ricostruita nei secoli XV e XVI, conserva
sul lato sinistro il campanile romanico e l’absidiola, risalenti
al IX secolo. Nell’interno a tre navate decorazioni cinquecentesche
e nella cripta resti del pavimento a mosaico e lo stupendo sarcofago
marmoreo di San Colombano, opera di Giovanni dei Patriarchi
da Milano (1480); preziose opere d’arte anche nel museo dell’abbazia.
Da vedere inoltre il Duomo, di origine romanica ma rimaneggiato,
(la facciata è del XV secolo con due torri che gli fanno da
contrafforte e che derivano dall’impianto architettonico originario).
All’interno decorazioni di stile neogotico-bizantino e affreschi
trecenteschi. Singolare costruzione è il Ponte Gobbo con elementi
romani e medioevali. Il borgo è dominato dal castello, eretto
nel 1440.
Da Bobbio si sale con una bella strada panoramica fino al passo
di Monte Penice (m.1149) per scendere poi verso la Valle Staffora,
contrassegnata da un paesaggio vario, con colline ricche di
vigneti e alture punteggiate dai resti di antiche rocche.
Si giunge così a Varzi, un borgo medievale che ha conservato
nell’intreccio delle sue vie e dei portici le caratteristiche
dell’epoca (XII e XIII secolo) in cui ebbe il massimo splendore
per i traffici commerciali alimentati dai marchesi Malaspina.
Notevoli da visitare la trecentesca chiesa dei Cappuccini, esempio
di fusione di elementi gotici e romanici, il Palazzo Odetti,
già Malaspina, con una bella torre e, in frazione Cella, il
Tempio della fraternità, dedicato alla fratellanza umana, aperto
al culto nel 1958 e meta di pellegrinaggi.
Si riprende quindi la statale 461 fino a Ponte Nizza, dove si
trova, a destra, la deviazione per Sant’Alberto. Percorrendo
questa strada, dalla quale si domina lo stupendo paesaggio delle
Valli di Nizza e Staffora, si giunge all’eremo di Butrio.
Sull’ampio piazzale antistante l’abbazia, oasi di pace in un
anfiteatro di verde, ci accoglie la statua di Frate Ave Maria,
un uomo convertito alla fede, fattosi eremita in questo convento,
che aveva tratto dalla sua cecità motivo di meditazione, beatitudine
spirituale e perfino di interiore felicità. Per alcuni prodigi
e guarigioni non meno straordinari di quelli di cui è stato
ed è artefice S. Alberto, sta alimentando il culto e la devozione
di moltissimi fedeli e pellegrini ed è stata avviata la causa
di beatificazione. Morto nel 1964, è sepolto nella cripta dell’eremo.
L’aspetto artistico dell’abbazia, in stile bizantino-arabo,
non è trascurabile: pareti, volte, colonnine sono ornate di
pregevoli affreschi quattrocenteschi, così come l’antica chiesetta
di Santa Maria e i resti del chiostro (pure del ’400) e della
torre. Quest’ultima, un tempo altissima e poi abbassata, faceva
parte delle fortificazioni dell’eremo; sulla stessa ora si innesta
il campanile che conserva la campana del carroccio.
Quasi superfluo ricordare anche che l’Oltrepò pavese offre una
gastronomia a base di prodotti tipici oltre a vini e spumanti
doc, come il salame di Varzi, le ciliegie di Bagnaria, la torta
di mandorle, miele e prodotti del sottobosco.
da
"La Martinella" n° 4 - periodico della famiglia legnanese -
autore: Giorgio D'Ilario