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PERIODICO DI INFORMAZIONE ECULTURA DELLA FAMIGLIA LEGNANESE
 
 

Felice Musazzi: una vita per il teatro (articolo di Ennio Flaiano - lettera di Federico Fellini )

Per 40 anni, con la famosa maschera di Teresa, è stato interprete del teatro dialettale legnanese, interpretando la vita della gente umile delle case di ringhiera.
Un riconoscimento era d' obbligo: Legnano non poteva continuare a cantare le lodi di un artista come Felice Musazzi senza onorarne la memoria con un gesto tangibile. Ecco allora l'idea di un monumento in bronzo, un simbolo capace di racchiudere in sè tutta la forza espressiva della "Teresa" e al tempo stesso di fissarne nel tempo il ricordo.
A ricordare l'artista sarà la sua stessa maschera: guardando il modello presentato dall'autore Antonio Luraghi saltano all'occhio le piccole lenti con la montatura rotonda e i capelli raccolti che insieme alla "vulpa" e al tipico "scusarun" costituivano il costume di scena di Musazzi.
A scegliere l'opera di Luraghi l'amministrazione è arrivata dopo aver emesso regolare bando di concorso: trenta artisti hanno presentato le loro proposte, tutte rigorosamente anonime, ma alla fine la Commissione presieduta dall'assessore alla cultura Renato Besana ha scelto senza saperlo proprio quella di un legnanese, per di piu appassionato di teatro dialettale.'
Coincidenza non casuale, perchè del teatro dialettale Felice Musazzi fu l'inventore.

li' nacquero "I Legnanesi"

Nato a San Lorenzo di Parabiago il 10 gennaio 1921, Musazzi si trasferi' a Legnano da bambino, quando a bordo di una carretta partecipo' al trasloco della sua famiglia nel cortile di via Lampugnani che tanto avrebbe influito sul suo modo di interpretare l'allegria ed i problemi della povera gente.
Come la maggior parte dei legnanesi che non navigavano nell'oro una volta terminate le scuole medie Musazzi venne assunto come metalmeccanico alla Franco Tosi, ma a metà degli anni '30 la sua passione per il teatro lo spinse per la prima volta a salire sul palcoscenico. All'inizio furono particine filodrammatiche all'oratorio di Cerro Maggiore, poi la guerra spedi' Musazzi sul fronte russo, da dove torno' nel '46 dopo anni di prigionia in Ucraina. Fin dal suo rientro il legnanese ricomincio' a recitare: i primi successi servirono da incoraggiamento, e cosi' Musazzi decise di impegnarsi nella ricostituzione della filodrammatica San Genesio dell'oratorio di Legnarello.
Qui inauguro' la formula che lo rese famoso. Sul palco dell'oratorio mise in scena le prime riviste: le scene erano ambientate in fabbriche o cortili, e i personaggi comunicavano tra loro esclusivamente in dialetto legnanese.
Il quadro fu completato da un'ordinanza del Cardinale Schuster: l'allora arcivescovo della diocesi di Milano aveva vietato alle compagnie "miste" di recitare negli oratori parrocchiali, e cosi' Musazzi ebbe la felice intuizione di aggirare il divieto assegnando agli uomini della compagnia anche le parti femminili. Il travestimento accentuo' l'effetto comico, e l'8 dicembre 1949 la rinata Filodrammatica presento' il suo primo spettacolo, intitolato "E un di' nacque Legnarello".
La formula ideata da Musazzi piacque subito al pubblico, e presto la compagnia prese il nome di "Dialettale I Legnanesi". Nel '58 la settima rivista, "Va là batel ca sem su tuti", segno' una svolta definitiva: "I Legnanesi" debuttarono all'Odeon di Milano e il successo fu travolgente, tanto che la critica giudico' la compagnia di Musazzi "un fenomeno senza precedenti". Gli impegni nei teatri del capoluogo si moltiplicarono, e nel '66 la Famiglia Legnanese conferi' al capocomico la sua Tessera d'oro.
Nel '70 "I Legnanesi", che continuavano a considerarsi dei dilettanti, debuttarono al Sistina di Roma, ma nell' 86, quando la popolarità era al culmine, Tony Barlocco (che sul palco impersonava la "Mabilia"), mori' dopo una lunga malattia: Musazzi sembro' voler rinunciare al teatro, ma alla fine cedette al richiamo della ribalta. Cosi' nell' 87 con "La scala è mobile" la Teresa spiegò che Mabilia era partita per l' America. In quarant'anni "I Legnanesi" avevano portato in scena 27 riviste, con una media di trecento repliche ciascuna. Musazzi mori' nella sua casa di Legnano il 4 agosto del 1989, dopo che la malattia lo aveva costretto a rinunciare a seguire di persona le prove della sua ultima rivista, "Va là tramvai".


da "La Martinella" n° 0 - periodico della famiglia legnanese - autore: Luigi Crespi