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PERIODICO DI INFORMAZIONE ECULTURA DELLA FAMIGLIA LEGNANESE
 
 

La pala di Bernardino Luini compie 473 anni

Nell'anno in cui la Famiglia Legnanese celebra la ricorrenza dei suoi 45 anni di vita, la maggiore opera artistica esistente nella nostra città, il polittico di Bernardino Luini nella basilica di San Magno, segna la ricorrenza del 473° anno dalla realizzazione.
In considerazione dell'importanza di questo tempio per la città, la "Famiglia" ha aperto fin dallo scorso anno una pubblica sottoscrizione per poter completare i restauri alla struttura e agli affreschi interni.
Il capolavoro del Luini è scarsamente considerato e anche le maggiori enciclopedie dell ' arte evitano di citarlo e non tutte le guide turistiche gli riservano lo spazio che merita. Sorvolano anche sulle altre importanti opere del Lanino, degli intagliatori fratelli Cojro e dei pittori Lampugnani che ornano pareti e cappelle della basilica dedicata al patrono della città.
Pochi sanno inoltre che in San Magno vi sono pregevoli affreschi nella cappella di San Pietro martire, opera del figlio Evangelista del Luini (o almeno ne fu l'autore principale), straordinariamente vicina nello stile del suo grande maestro e padre. Sia questo lavoro come quello realizzato dallo stesso Evangelista Luini nel santuario di Saronno, nonché altri eseguiti insieme ai fratelli Pietro e Aurelio, vengono attribuiti esclusivamente all'ultimo dei figli del grande artista, nato nel 1530, due anni prima della morte del genitore.
La vita di Bernardino Luini non è molto ricca di date certe e l'assenza di dati biografici rende difficile la ricostruzione anche dei suoi esordi pittorici. La prima opera certa è un affresco "Madonna col Bambino" del 1512 nell'Abbazia milanese di Chiaravalle. La stessa data di nascita dell'artista è incerta, posta addiritturatrail 1460 e il 1490.
Sposatosi ai primi del '500 (o solo unitosi) con una certa Laura Pelucchi, ne ebbe un figlio, appunto Evangelista, ma la donna morì alcuni anni dopo la maternità.
Il dolore provato fu tanto più grave in quanto 1' amore pare fosse stato contrastato e lo spinse a rifugiarsi nella natia Luino, dove lavoro' nella chiesa di San Pietro, quando, secondo il Lomazzo, aveva già ricevuto tirocinio d'arte nella bottega del comacino Stefano Scotto. Tornato a Milano, nel giro di una decina d'anni, ebbe il suo momento artistico più fecondo. Risentendo dapprima dell'influenza stilistica di Andrea Solario, Borgognone, e del Bramantino e, in seguito, della poetica di Leonardo, l'artista realizza affreschi, pale e tele da cavalletto, principalmente di soggetto religioso, riuscendo sempre ad inserire una nota di non prepotente, ma definita personalità.

Il soggiorno a legnano

Del suo soggiorno artistico a Legnano, avvenuto in quel periodo tormentato in cui Milano, piena di spagnoli e di tedeschi, era diventata centro di episodi di violenza e di intollerabile prepotenza, dai quali tutti cercavano di fuggire verso lidi più sicuri, così riferisce il critico Marco Onorato: «Nel 1523 Luini è a Legnano per realizzare la nota pala della basilica di San Magno. È una vasta opera (metri 3x5), che rivela la sua piena maturità nella morbida, deliziosa Madonna che regge il Bambino in una gloria di angeli musicanti che sono i putti più paffuti e teneri che dopo Raffaello si ricordino, e i quattro maestosi, ma umanissimi santi posti ai lati in quattro icone riccamente incorniciate da paraste composite e corinzie, col Padreterno benedicente in alto, nel timpano triangolare, e la predella in basso, rappresentante quattro scene della Passione. Lo stesso autore si mostrò altamente compiaciuto di questa sua fatica che con la Madonna del roseto di Brera si possono considerare tra i maggiori capolavori del Luini».

Nel 1530 il nostro coraggioso artista se ne torna a Milano con un bimbetto, Aurelio, avuto da non si sa chi, ma certo da una donna (legnanese?) conquistata dalla squisita grazia dimostrata da Bernardino nel fare angeli e lo vediamo correre a Saronno a finire gli al`freschi, cominciati nello stesso anno in cui intraprese l'opera nella basilica di San Magno, e finiti poi da Gaudenzia Ferrari, poiché il dolce caro amico di Leonardo è giunto ai confini della sua esistenza.
Morirà appunto nel 1532, andando a raggiungere i suoi angeli e santi in cielo.


da "La Martinella" n° 0 - periodico della famiglia legnanese - autore: Giorgio D'Ilario