C'era un castello fortificato tra S. Martino e Castellanza
dove si svolse la seconda fase della battaglia di Legnano
I
resti del fortilizio nello scantinato di un edificio e nel
parco di una villa in via Dandolo, angolo XXIX Maggio
Al
tempo della battaglia del 1176, di cui si gloria Legnano,
sul suo territorio vi era solo un modesto borgo i cui capisaldi,
abitati da villici dediti all'agricoltura e alla pastorizia,
erano le primitive cascine, alcune esistenti ancora ai nostri
tempi e nel gergo della Sagra del Carroccio diventate poi
contrade. Tra queste cascine la più periferica al confine
col territorio di Busto Arsizio, borgo che faceva parte del
Contado del Seprio, era quella denominata Mazzafame. La costruzione
originaria non è certo l'attuale ma, attraverso trasformazioni,
rifacimenti su più antiche vestigia si è pervenuti all'edificio,
che dovrebbe risalire al '700, e al rustico annesso. La cascina
Mazzafame, come vedremo, ha un fondamentale nesso storico
con la battaglia di Legnano. Testimonianze inoppugnabili stabiliscono
infatti che la prima fase della battaglia, (iniziata nell'ora
terza, cioè alle 9 del mattino, e terminata alle tre pomeridiane)
del 29 maggio 1176, ebbe come teatro le campagne comprese
tra Mazzafame e Borsano. La vittoriosa fase successiva, avvenuta
nel primo pomeriggio, secondo la ricostruzione topografica
che si ricava sempre dai documenti pervenuti fino a noi, ebbe
come terreno d'azione il territorio di San Martino, altro
luogo importante, non solo per questo contesto, ma anche perché
vi furono localizzati i primi insediamenti abitativi fin dall'epoca
preromana e romana.
La
ricostruzione topografica della battaglia del 1176
Nella
ricostruzione della battaglia di Legnano ai fini dei luoghi
e dei tempi in cui si svolse, coincidono i testi rappresentati
dalla cronaca del milanese Sire Raul e, nella Continuatio
degli Annales Colonienses, attribuita al cronista tedesco
Ottone di S. Biagio che si rifà alle annotazioni di Ottone
di Frisinga, vescovo tedesco il quale faceva parte dei consiglieri
e personaggi della corte imperiale e che forse accompagnò
Federico col suo esercito nel 1176, nella sua calata decisiva.
Infine concordano anche un documento attribuito a Goffredo
da Viterbo, cappellano dell'imperatore, sempre al suo fianco,
e che si può dedurre fosse stato quindi un testimone oculare
a Legnano, nonché la descrizione che fa della battaglia il
milanese Sire Raul. Secondo i codici e le suddette annotazioni
risulta che all'alba del fatidico 29 maggio l'esercito milanese
che affrontò il Barbarossa si trovava a 15 miglia da Milano
"in luogo adatto tra Barranum, Brixianum et Busti Arsitium"
(affermazione del cardinale Bosone); facendo i calcoli era
esattamente a km. 26,775, una distanza che corrisponde alla
periferia di Legnano verso il confine con Busto Arsizio, cioè
Cascina Mazzafame. Si tenga conto che la strada carraia di
comunicazione tra Milano e il Seprio non coincideva con l'attuale
tracciato del Sempione, ma si manteneva sulla destra dell'Olona,
passando per Legnano, San Giorgio, Canegrate, Parabiago, Pogliano
e Rho. Forse fu dovuta ai copisti, ai quali quei luoghi erano
ignoti, l'evidente storpiatura dei nomi suddetti, che potrebbero
invece essere Barranum = Legnanum e Brixianum = Borsano (di
Busto Arsizio). La localizzazione coincide con l'annotazione
di Sire Raul che precisa "inter Borsanum". L'imperatore Federico
in questa sua calata, che si rivelerà per lui disastrosa,
pur ignorando la consistenza e l'ubicazione dell'esercito
lombardo, intuiva che il territorio di Legnano poteva rappresentare
per lui un pericolo. Stava quindi cercando di evitarlo ed
era sua intenzione proseguire dalla Valle Olona (esattamente
da Cairate dove era accampato alla vigilia della battaglia
di Legnano) verso Pavia, seguendo una direzione che aveva
come punti di riferimento Olgiate, Cascina Buon Gesù, Sacconago,
Turbigo o Tornavento, per varcare il Ticino. All'alba del
29 maggio 1176 un drappello dei cavalieri lombardi, che avrebbero
dovuto soltanto fare da ricognitori spingendosi alla periferia
di Legnano, decisero invece improvvisamente di attaccare le
avanguardie dell'esercito di Federico I, sottovalutandone
la potenza e la consistenza numerica. Il grosso della cavalleria
tedesca che seguiva, spuntò infatti fuori dai boschi subito
dopo, scatenandosi addosso ai lombardi che, così incalzati,
dovettero ripiegare rapidamente verso il Carroccio che era
localizzato nell'abitato del borgo di Legnano. Una parte dei
cavalieri lombardi proseguì la rotta fino alle porte di Milano
dove incontrò le altre truppe della Lega, già in marcia di
avvicinamento verso Legnano. Riferirono l'accaduto e, rinforzati
i ranghi, con queste forze fresche tornarono indietro per
riprendere la mischia. A difendere il Carroccio in questo
frattempo restano solo i pedites e i milites che aguzzano
l'ingegno e formano una falange di tre schiere concentriche,
unendo cioè gli scudi, tra i quali e sopra gli stessi protendono
le aste. E' pensabile che ai fanti si fossero uniti popolani
armati di bastoni, forconi, rudimentali roncole e altri attrezzi
agricoli. Questa tenace forza di resistenza dà modo ai rinforzi
di arrivare, nelle prime ore del pomeriggio, a Legnano, sorprendere
ai fianchi gli assedianti tedeschi e sconfiggerli, costringendoli
ad una scomposta fuga verso il Ticino.
Il
Carroccio e il campo base dei Lombardi
A
questo punto resta da localizzare dove fosse ubicato il Carroccio,
il campo base dei Lombardi e, di conseguenza, dove esattamente
si fosse combattuta questa seconda fase vittoriosa della nostra
famosa battaglia. Legnano era la porta d'ingresso del territorio
milanese ed è logico pensare che da tempo disponesse di opere
fortificate all'imbocco della valle Olona, che apparteneva
al Contado del Seprio, fedele al Barbarossa. Il nuovo campo
di battaglia doveva quindi essersi spostato in una località
situata presso l'Olona, protetta dallo stesso fiume e da un
avvallamento del terreno, o addirittura da mura fortificate
di un castello (di cui parleremo più oltre). Intanto cerchiamo
di dare, in proposito, una interpretazione logica alle annotazioni
dei cronisti imperiali negli "Annales Colonienses Maximi",
che affermano: "...At Longobardi aut vincere aut mori, parati
grandi fossa suum exercitum circumdederunt, ut nemo, cum bello
urgeretur, effugere posset ..." (I lombardi, pronti a vincere
o a morire, collocarono il loro esercito vicino ad un gran
fossato, in modo che quando la battaglia più imperversasse,
nessuno potesse fuggire). Assurdo pensare che i lombardi minacciati
dalla cavalleria si fossero affrettati a scavare una trincea
attorno al Carroccio. Il "fosso" di cui parlano i cronisti
tedeschi, in senso figurato sta piuttosto per "scarpata" o
"fortificazione", come annotò in vari suoi scritti anche Augusto
Marinoni. La topografia del territorio, dal luogo della prima
fase dello scontro (zona della Cascina Mazzafame, come si
è detto) al terreno in cui, nella fluttuazione del campo di
battaglia, si combatté la seconda fase, è tale da farla localizzare
in una zona della fascia compresa tra lo sbocco della Valle
Olona, cioè tra le attuali vie Dandolo (strada anticamente
denominata "Il confinante"), San Martino e la discesa della
via Vittoria in direzione del ponte sull'Olona. Si noti che
questa era la via sterrata di collegamento con Borsano, passando
dalla cascina Mazzafame. L'antica strada carrabile percorreva
un tratto lungo la sponda destra del fiume Olona (attuale
tracciato di corso Garibaldi-via per Castellanza) prima di
un ponte di attraversamento del fiume stesso in località Gabinella,
da dove si dipartiva la strada per Saronno e Como.
Le
tracce del castello fortificato
A
questo punto ci soccorre una testimonianza di Guido Sutermeister
(in "Legnano Romana - Scavi e ritrovamenti antichi", 1928
pag. 48) il quale afferma che "nel 1900 tra via Dandolo e
via 29 Maggio un capomastro, mentre procedeva allo scavo per
costruire una casa, fece affiorare un muro di 1,05 metri di
spessore, tanto solidamente costruito con calce idraulica
e brecciame, anche di mattoni, da dover rinunciare alla sua
distruzione, accettando il disagio della sua presenza perenne
in
cantina. Da esame topografico
- prosegue Sutermeister - si può supporre che il muro in oggetto
fosse una forte cinta antica di Legnano o un castello che
poteva esistere ivi ed estendersi sino al ciglio del rapido
dirupo che costeggiava la Valle dell'Olona. Come posizione
di osservazione e dominante gli arrivi dalla stessa valle,
era certamente ideale per un castello medievale. Nel lato
di mezzodì di tale muro, e a distanza di due metri, si trovarono
durante gli stessi scavi per la cantina, varie anfore vinarie
interrate nella sabbia, che dovevano evidentemente far parte
del supposto castello. Anche nel giardino della vicina villa
Baita , che è all'angolo sud tra via Dandolo e via 29 Maggio,
esistono avanzi di mura quasi a fior di terra e, a 200 metri
verso ponente, si ritrovò anche uno spadone di epoca barbarica
e medievale. Tutti questi ritrovamenti - conclude Sutermeister
- ricollegandosi tra di loro, elevano a dignità della storia
questo luogo, oggi mutato". Abbiamo localizzato la casa, con
i resti delle mura dell'antico castello, a cui si riferisce
Sutermeister, al numero civico 5 di via Dandolo ed è di proprietà
di Idelma Tommasini che ci ha permesso di rilevare nello scantinato
il muro stesso, raccontandoci anche che suo nonno, nel tentativo
di proseguire gli scavi lungo queste mura, aveva avuto la
conferma dell'esistenza di un cunicolo sotterraneo che conduceva,
con ogni probabilità, all'antico ponte sull'Olona in località
Gabinella, dove esiste (e l'abbiamo fotografata) una vecchia
torre di guardia di foggia medievale. Il ponte poteva anche
essere controllato dall'altura, dove sorgeva la fortificazione
in questione. Questo fortilizio forse era addirittura di epoca
romana, come, oltre al Sutermeister ipotizza M. Bertolone
in "Lombardia romana ", Milano, 1939. A non molta distanza
da questo sito storico di via Dandolo vi era anche una chiesetta
di epoca medievale, dedicata a San Giorgio, che aveva pregevoli
affreschi alle pareti. Nel censimento nominativo di Legnano
del 1594 questa zona è indicata come contrada "in Galvagno
" dal nome di battesimo di nobili del tempo come i Crivelli
e i Visconti. Afferma Guido Sutermeister in una "Memoria"
della Società Arte e Storia proprio a commento di questo censimento
steso dal prevosto Giovanbattista Specio, che "il sistema
topografico antico delle strade, in vicinanza di un corso
d'acqua disseminato da mulini (come lo era l'Olona), è costituito
da tante parallele che corrono verso l'ubicazione dei mulini
stessi. Tra queste strade si trovano collegamenti trasversali
e, in vicinanza di avvallamenti, vie diagonali di arroccamento.
La via S. Martino è una di queste, compresa tra la linea della
cascina Bellingera, che conduce alla Gabinella, e la già nominata
vecchia strada per Borsano". Da tutti questi documenti, dai
codici e dalle testimonianze sulla battaglia del 29 maggio
1176 di fonte papale, imperiale e comunale (ben 40 raccolti
col testo originale e la relativa trascrizione nel volume
"Legnano e la battaglia ", autori Giorgio D'Ilario, Egidio
Gianazza e Augusto Marinoni) si è potuta maggiormente definire
la ricostruzione storica e topografica della battaglia stessa,
con le due fasi, la prima tra Borsano e l'antica cascina Mazzafame,
oggi sede della contrada La Flora, la seconda, decisiva e
vittoriosa, nel territorio di San Martino.
Gli
ultimi ritrovamenti archeologici del 1994
Questa
zona è al centro di importanti ritrovamenti archeologici,
quali sepolture di epoca preromana e romana ma anche di reperti
in grado di testimoniare che su questo territorio, rialzato,
come si è detto, rispetto al corso dell'Olona, vi erano i
primi insediamenti abitativi e le attività lavorative artigianali
di quelle popolazioni. Nel maggio 1994, vicino al luogo dove
sono state localizzate le tracce dell'antico fortilizio dell'epoca
della battaglia, erano state anche rinvenute, durante gli
scavi per la costruzione di un condominio in via Dandolo,
angolo via 29 maggio, le mura di una casa, i resti di una
vasca per la lavorazione della ceramica e un focolare per
la cottura di manufatti, il tutto risalente al II secolo avanti
Cristo. Questi resti sono stati conservati e sono tuttora
visibili in loco. Sul lato opposto di via Dandolo, nel punto
in cui Sutermeister aveva localizzato villa Baita, oggi c'è
un condominio. Nel primo Novecento era stata costruita un'altra
villa, ancora oggi esistente all'inizio di questa via, e i
due primi proprietari, l'industriale metalmeccanico Livio
Lampugnani e il sarto legnanese Gianni Celeghin, ci hanno
confermato che nel giardino antistante la villa, proprio al
confine con la ex proprietà Baita, era affiorato un robusto
muro di un metro e mezzo di spessore, che gli stessi proprietari
avevano ricoperto mediante riporti di terreno e così è pervenuta
all'attuale proprietario. Sull'ipotesi di un castello al confine
tra Legnano e Castellanza, ai riscontri testimoniali di fine
Ottocento raccolti da Sutermeister e dal Bertolone, si sono
dunque aggiunte ora anche queste nuove concrete prove circa
l'esistenza dei resti di mura di fortificazione o di un castrum,
forse più antico, esistente comunque all'epoca della famosa
battaglia, l'avvenimento che riempie d'orgoglio i lombardi
e i legnanesi in particolare.
da
"La Martinella" n° 5 - periodico della famiglia legnanese
- autore: Giorgio D'Ilario