La bicicletta di Leonardo - pag. 4 Quando alla fine del secolo XVl il nuovo proprietario di quella carta decide di incollarla nel grosso album che sta costruendo, e deve aprire nel foglio di supporto una grande
finestra, che ne indebolisce la compattezza, decide di tagliare il foglio in due parti lungo la piega mediana e aperte due finestre minori incolla i bordi delle due mezze pagine che in tal modo sono piu' facilmente leggibili e le dispone in alto e in basso del recto del foglio. Fino a questo momento i disegni osceni colla bicicletta si vedono nel verso del grande foglio, ma il grande collezionista non vuole che quelle porcherie infastidiscano
qualche eventuale acquirente e le nasconde sovrapponendo a ciascun verso una carta vinciana. Cosi' sono quattro i versi della carte che vengono sottratte alla vista e tali rimangono per quasi quattro secoli. Le forbici di Pompeo Leoni restringono un poco i margini delle quattro carte sacrificando una parte della caricatura di Salai', del cui naso si salva solo la punta lasciandoci immaginare il resto. Trent'anni fa a Grottaferrata i forati incaricati di
restaurare il codice sono i primi a vedere quelle figure che non vogliono commentare pur riconoscendo la loro presenta al momento di staccare i mezzi fogli dal vecchio codice leoniano. C'e' ancora qualche ritardatario che insiste sul tema del falso: sempre in modo sbrigativo e senza nuovi argomenti. Invitato a un convegno sulla storia della bicicletta, qualche anno fa a Saint Etienne ho ascoltato il dott. Lessing di Mannheim affermare di aver saputo del falso da Ladislao
Reti, e su questa sola base fondava la sua opinione. L'osservazione piu' sciocca e puerile fu quella di uno sconosciuto che attribuiva al nazionalismo degli ltaliani la pretesa di aver inventato la bicicletta. Ma ho udito anche l'intervento del prof. Baud dell'universita' di Strasburgo ed esperto paleografo, il quale, dopo aver esaminato le fotografie da me presentate, affermava con buoni argomenti e profonda convinzione la sua certezza sull'autenticita' dell'antico disegno.
Vi e' infine il parere dello storico James McGurn che nel volume "On Your Bicycle", facendo la storia della bicicletta, comincia dal foglio del codice Atlantico, lo accosta giustamente col Madrid 8937 e scrive che la scoperta di quell'antico disegno "astonished the experts and there were spontaneus but unspecific challenges to its authenticity. However the vigorus scepticism of critics has failed to undermine any of
evidence of authenticity set up by Professor Augusto Marinoni, the leading da Vinci scholar." (pag.12). Anche il "Vocabolario della Lingua Italiana" dell'Enciclopedia Italiana a pag. 481 del vol.I comincia una serie di fotografie sulla storia della bicicletta colla stessa immagine del codice Atlantico e con questo si puo' dire concluso il discorso.
Augusto Marinoni
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