La bicicletta di Leonardo - pag. 2 Prima di quella data nessuno avrebbe potuto imitare o studiare quel congegno. Era ed e' invece possibile che Leonardo dopo averlo inventato volesse applicarlo a un veicolo a due ruote mosso dalle gambe di un uomo e che avesse disegnato un modello, rimasto poi tra i fogli perduti. I miei oppositori si accontentavano di discorsi sbrigativi.
A loro bastava pronunciare una parola di condanna "falso" senza nemmeno considerare la presenza in quella pagina di altri disegni, senza chiedersi perche' il veicolo avesse ingranaggi a denti cubici, e' perche' fosse privo di sterzo. Anzi questi particolari dovevano essere secondo loro le prove del falso invece di essere, come sono, prove di autenticita'. Quanto stupido doveva essere il presunto falsario che vivendo oggi tra milioni di
biciclette si illudeva di farne accettare una senza sterzo! I sostenitori del falso dicevano essere impossibile che Leonardo non vedesse la necessita' di un oggetto cosi' indispensabile, ma trascuravano il fatto che quel veicolo era tutto da inventare e da sperimentare. Inoltre non e' forse ridicolo pretendere che oggi un tizio disegni una bicicletta senza sterzo? Il museo milanese della Scienza e della Tecnica possiede decine di macchine
vinciane costruite sui disegni di Leonardo e non una riesce a funzionare. Proprio Reti mi diceva che tutte le macchine di Leonardo mancano di qualche elemento essenziale. Troppe persone dimenticano che Leonardo disegnava i suoi sogni profetici piu' che macchine vere e proprie. Si veda per esempio il sommergibile del codice B, che non ha alcuno strumento che lo renda navigabile. Si pensi alle baghe piene d'aria che avrebbe dovuto calzare chi pretendeva di camminare sull'acqua.
Nel 1978 C. Pedretti pubblico' un suo catalogo del Codice Atlantico dove dichiara che nel 1961, assai prima che il codice fosse restaurato, aveva esaminato l'attuale foglio 133v, il cui verso era stato reso invisibile dal Leoni nascondendolo con una seconda carta vinciana. Scrutando il doppio foglio dietro una forte illuminazione egli dice di essere riuscito a intravvedere mediante la trasparenza delle carte qualche cerchio che ritenne parte di esercizi geometrici. Invece dopo il restauro pote' constatare che quei cerchi erano le ruote della bicicletta.
Questa dunque era li' quasi invisibile da quattro secoli senza che alcuno la falsificasse. Questo e' um argomento decisivo, cui non potevo ricorrere nel 1972. Non la bicicletta dunque ma la sua idea e' nata a Milano nella casa e nella mente di Leonardo, escludendo quella di Salai' per ovvie ragioni. il quale invece rappresenta il filo che lega insieme tutte le figure di quella pagina accanitamente a lui ostile. Torna all'indice ContinuaThis page copyright by Nemo Internet |