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Le questione della "bicicletta"

I FATTI REALI

  1. Dal I966 al 1969 i Monaci del Laboratorio di Restauro di Grottaferrata (Roma) vennero incaricati del restauro del Codice Atlantico di Leonardo da Vinci, previo contratto (conservato negli archivi) fra 1'allora Prefetto della Veneranda Biblioteca Ambrosiana di Milano, Monsignor Paredi, e il Direttore del Laboratorio di Restauro, Padre Daniele Barbiellini. Una delle clausole fondamentali era che nessuno potesse assolutamente avere accesso alle carte di Leonardo durante il restauro. Le misure rigidissime di sicurezza furono sempre rigorosamente osservate.
  2. Durante il restauro i Monaci separarono due fogli che erano stati piegati a metà e incollati insieme alla fine del secolo XVI da Pompeo Leoni, che aveva formato un unico Codice, denominato poi "Atlantico" unendo circa 1300 carte di Leonardo. Il distacco di questi due fogli rivelò alcuni disegni osceni e la figura, disegnata con tratti puerili, di un veicolo definibile come "bicicletta. E' certo che questi disegni non sono di mano di Leonardo, ma probabilmente di scolari della sua "bottega". Lo schizzo della "bicicletta" è con ogni probabilità una rozza copia, f atta con matita a carboncino in leggera tinta marrone, di un disegno di Leonardo andato perduto.
  3. Il Prof. Marinoni, incaricato dalla Commissione Vinciana di Roma di trascrivere il prezioso codice per 1'Edizione Nazionale dei manoscritti di Leonardo, ricevette dalla Casa Editrice Giunti di Firenze le fotografie di ciascun foglio, eseguite a cura della Casa Editrice stessa e con ogni possibile misura di sicurezza quando il codice restaurato fu riconsegnato alla Biblioteca Ambrosiana. Tali fotografie sono state accuratamente conservate. Nella fotografia del foglio 133v, prima del restauro rimasto invisibile, erano i disegni pornografici e quello del veicolo.
  4. Il Prof. Marinoni attribuì il disegno, chiaramente non di mano di Leonardo, a una copia malamente fatta da uno scolaro della "bottega" di Leonardo di un disegno perduto del Maestro, e indicò come possibile data un periodo intorno al 1493,1a stessa data riportata nella pagina iniziale del Codice Madrid I, dove, nel foglio l0r, c'è un disegno, di mano sicura di Leonardo, di una catena a denti cubici, gli stessi denti cubici che si ritrovano nel disegno rozzo e puerile del foglio 133v del Codice Atlantico. L'opinione di Marinoni fu condivisa da alcuni studiosi (ad es. dal Prof. Baud dell'Università di Strasburgo, e dal Prof. James McGurn di York, che scrisse a tal proposito: "..the skepticism of the critics has failed. to undermine any of the evidence for authenticity set out by Professor Augusto Marinoni, the leading Da Vinci scholar" -James McGurn,An Illustrated History of Cycling - John Murrgy Publishers,London,l987,p. 12).

La fama di Marinoni non si basa certo su questo studio minore della "bicicletta", ma piuttosto sulla sua importantissima attività di studio e di ricerca, e sulle sue opere fondamentali, frutto di più di cinquanta anni, di intenso lavoro. Ricordiamo:

  • Trascrizione diplomatica e critica del Codice Trivulziano (Ed. Arcadia-Electa)
  • Trascrizione diplomatica e critica di Codice sul Volo degli Uccelli Codice Atlantico (12 volumi)
  • Codici dell' Institut de France (12 vol.)
  • Codici Forster (Londra - 3 volumi)

Queste opere sono state pubblicate dalla Casa Editrice Giunti di Firenze per 1'Edizione Nazionale.

Si devono poi a Marinoni numerosissimi studi critici e volumi sull'opera di Leonardo da Vinci; importanti studi di lessicografia medio latina; studi di storiografia e dialettologia; articoli, studi e ricerche sull'umanesimo e il rinascimento.

L'importanza che viene data qui alla questione della "bicicletta" deriva soltanto dagli attacchi assurdi e infondati mossi dal Prof Hans-Erhard Lessing, curatore ora in pensione del Museo di Tecnologia di Mannheim, il quale dichiara:

  1. che "l'inchiostro"  del disegno fu usato solo nel secolo 19°. Già in un convegno sulla storia della bicicletta tenuto nel 1991  a Saint Etienne, presente Marinoni, fu chiarito che non di inchiostro si trattava, ma di matita a carboncino.
     Eppure il Lessing ripete questo in un uguale convegno (International Cycle History Conference) tenuto a Los Angeles nell'ottobre 1997,quando Marinoni, gravemente ammalato, non poteva replicare.
  2. Che negli anni 60 un gruppo di Monaci dell'Università Cattolica (!!!) di Milano restaurarono il Codice Atlantico sotto la guida di Marinoni. Il Codice Atlantico lasciò la Biblioteca Ambrosiana solo per essere restaurato a Grottaferrata.
  3. Che a fare il "falso" furono i Monaci di Grottaferrata durante il restauro.
  4. Che nel I974  Marinoni nel corso della sua XIV Lettura Vinciana comunicò che i "suoi" monaci avevano scoperto lo schizzo della "bicicletta".
  5. In una successiva versione ,Lessing dichiara che fu Marinoni stesso a fare il disegno durante il restauro.
  6. Più tardi, rendendosi conto che la precedente versione è insostenibile, insinua che fu Marinoni stesso a fare "il falso disegno" alla Biblioteca Ambrosiana dopo il restauro!!! (quando cioè Marinoni lavorava solo sulle fotografie, che già rivelavano il famoso schizzo).Ma a proposito di quest'ultim versione, il Lessing stesso fornisce direttamente , in una nota del 17 ottobre 1997, ripresa dalla rivista "new Scientist" dal titolo "on yer Bike, Leonardo", a firma di Jonathan Knight (http://www.newscientist.com/ns/971018/nbike.html), una prova indiscutibile contro ciò che ha affermato precedentemente.
    Egli dice che una analisi chimica dei segni a matita marrone (non si parla più di inchiostro) fornirebbe una prova conclusiva. Ma sfortunamente le pagine restaurate sono state sigillate in plastica per conservarle.. (si tratta di una sottilissima pellicola o vernice protettiva)
    Non si rende conto però che questo sottilissimo velo protettivo rende impossibile a chiunque di intervenire in alcun modo sul disegno del foglio 133v o su qualsiasi foglio del Codice. Questa prova si ritorce così contro il prof. Lessing, e demolisce la sua versione di un "falso" sul foglio 133v dopo il restauro di Grottaferrata.

Queste assurdità non meritano alcun commento i veri studiosi possono avere opinioni diverse, tutte degne di confronto e discussione, ma uno studioso serio si basa su prove.

Queste affermazioni sono pure sciocchezze, e potrebbero destare ilarità se non offendessero il Laboratorio di Restauro di Grottaferrata e la serietà dei Monaci restauratori, la Biblioteca Ambrosiana e 1'Università Cattolica di Milano, e in particolare il Prof. Marinoni, il massimo esperto dei manoscritti di Leonardo e uno studioso di indiscusso rigore scientifico e morale.
 

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