Unione Italiana Ciechi di Legnano
ONLUS
Storia di Legnano
29 luglio 1901: l'allora Sindaco di Legnano, Antonio Bernocchi, giunse una domanda in carta da bollo così redatta: "Mussolini Benito, maestro elementare di grado superiore, licenziato d'onore della regia scuola normale di Forlimpopoli, diretta dal prof. Valfredo Carducci (era il fratello del grande poeta), porge rispettosa istanza onde voglia ammetterlo tra i concorrenti ad uno dei due posti di maestro supplente vacanti nel capoluogo del Comune dalla Signoria Vostra illustrissima rappresentato. A giorni seguiranno i documenti prescritti dall'art. 128 del regolamento generale. Devotissimo Mussolini Benito".
Questa domanda è conservata nell'archivio storico comunale e, agli atti, figura anche che la stessa fu respinta perché il posto nel frattempo era già stato coperto.
Il giovane maestro di Predappio, se non riuscì a venire a Legnano per lavoro, lo fece per la prima volta, nella primavera del 1921, come esponente del partito fascista. In quell'anno il fondatore dei fasci non godeva ancora di grande notorietà.
Benito Mussolini, esattamente il 5 ottobre 1924, venne di nuovo (e in forma ufficiale) in visita a Legnano, riorganizzatasi dopo gli anni tristi della prima guerra mondiale, allorché gli opifici tessili e le industrie meccaniche locali si stavano imponendo in campo nazionale. L'invito, accettato, era stato rivolto a Mussolini dal seri. Antonio Bernocchi; la visita iniziò dal Cotonificio Bernocchi, per poi passare all'inaugurazione dell'edificio scolastico voluto dallo stesso senatore.
A Legnano Mussolini tornò, in divisa di capo supremo della milizia fascista e come presidente del consiglio, il 4 ottobre 1934. Un grande palco era stato collocato su una turbina della Franco Tosi in piazza S. Magno, dove il duce tenne il discorso ufficiale ad una folla di alcune migliaia di Legnanesi. Passò quindi a visitare il Cotonificio Dell'Acqua, nel cui cortile lo attendevano circa 4500 dipendenti.
Terminò il suo discorso nello stile reboante, che lo caratterizzava, con la frase: La parola d'ordine in questa azienda è e dovrà essere lavorare e far lavorare. La giornata legnanese di Benito Mussolini si concluse con una visita al Cotonificio Bernocchi, con l'inaugurazione di una mostra di pannelli statistici e di un campionario della produzione aziendale.
Mussolini da allora non tornò più a Legnano vivo. Poco dopo la fucilazione, lo scempio di Piazzale Loreto e la sepoltura nel cimitero milanese di Musocco, la salma del duce scomparve, trafugata da ignoti. Transitò invece lungo le vie della periferia di Legnano, per raggiungere il convento dei frati cappuccini di Cerro Maggiore, ai quali quel cadavere fu affidato temporaneamente in custodia e poi restituito a donna Rachele.
Legnano passò dagli anni operosi della ripresa, seguita al conflitto mondiale del 1915-18, caratterizzati peraltro da una espansione urbanistica e da una trasformazione radicale del centro cittadino, all'era fascista.
Gli anni del dopoguerra videro anche la realizzazione di scuole primarie e di case operaie, costruite dagli stessi grossi complessi industriali.
L'Amministrazione Comunale preferì dedicarsi alla creazione e all'ampliamento dei servizi collettivi e alle infrastrutture. Fu effettuata negli anni Venti, infatti, l'estensione della rete dell'acquedotto e del gas di città, realizzata con le disponibilità di bilancio. In quegli anni Legnano sacrificò edifici di un certo valore storico, oltre che architettonico (il palazzetto cinquecentesco dei Lampugnani di Legnanello, l'Ospizio S. Erasmo, alcuni conventi, due caratteristici ponti sull'Olona) per lasciare posto alle costruzioni industriali.
Attraverso una appropriata propaganda, una organizzazione che si fondava sull'ordine, sulla disciplina e sull'orgoglio nazionalista, il regime, anche a Legnano, seppe trascinare larga parte del popolo verso un consenso sempre più vasto, dimostrato soprattutto nelle grandi adunanze e nelle manifestazioni sportive, ma anche in occasione di iniziative come la Fiera Gastronomica, organizzata nel 1934 lungo l'allora viale Brumana, (oggi viale Matteotti) e nelle parate premilitari.
Mentre le industrie, specialmente le tessili, ottennero il massimo impulso sotto l'attenta vigilanza delle emanazioni politiche del regime, nel periodo che va dagli anni Venti ai Trenta furono realizzate alcune importanti opere pubbliche, destinate a far colpo sul popolo, anche come risposta ai moti di dissenso: Casa del Balilla in viale Milano, Casa del Littorio, l'attuale Palazzo Italia, il poligono di tiro, la sede Inam. Lo stesso Benito Mussolini, il 16 dicembre 1937, consegnò ad un gruppo di industriali e lavoratori legnanesi, ricevuti a Palazzo Venezia, circa tre milioni raccolti con una sottoscrizione tra operai e imprenditori per costruire una scuola all'aperto con colonia elioterapica, uno stadio e una piscina, che sarà poi intitolata a Costanzo Ciano. Venne anche organizzata, nel maggio 1935, la prima Festa del Carroccio per ricordare - come fece scrivere il federale Rino Parenti - agli uomini della Nuova Italia il valore e l'eroismo degli antichi guerrieri.
Legnano nel frattempo aveva ricevuto un riconoscimento conquistato col lavoro e con l'intraprendenza dei suoi abitanti: l'elevazione del Comune al rango di Città. Il titolo venne conferito il 15 agosto 1924, con un Regio Decreto di S.M. Vittorio Emanuele III, ma fu consegnato da Benito Mussolini il 5 ottobre dello stesso anno, in occasione della sua seconda visita, per l'inaugurazione della scuola di avviamento industriale e commerciale"Antonio Bernocchi".
Quale era la fisionomia economica e sociale di Legnano nel 1924 e quali i principali avvenimenti di quell'anno?
La città contava 29.117 abitanti, segnando una ripresa demografica dopo un calo di popolazione registrato durante la prima guerra mondiale. Secondo il censimento del 1927 la popolazione era di circa 30 mila unità, con 677 esercizi industriali o artigianali e 17.612 addetti, con un quoziente di industrialità (occupati nell'industria rispetto alla popolazione) pari al 57,3%. La forza lavorativa era così suddivisa: industria e artigianato: n. 15.563 addetti; tessili: n. 9.926 addetti; meccanici: n. 4.056 addetti; commercio, credito, assicurazioni e servizi vari: n. 1.762 addetti; trasporti e comunicazioni: n. 287 addetti.
Anche gli avvenimenti con le date più memorabili, nell'anno in cui allo stemma di Legnano fu aggiunta la corona di città, offrono qualche spunto per tracciarne il volto di allora.
Era Sindaco, dal 1923, Fabio Vignati (che diventò podestà a partire dal 1 aprile 1927), Segretario Comunale il dott. Luigi Munari. Tra le opere pubbliche realizzate, oltre ai già citati edifici delle istituzioni del Partito Nazionale Fascista, ricordiamo l'ampliamento del cimitero e della via del Sempione col completamento della pavimentazione, in parte a cubetti di porfido; il rinnovo dell'Ospizio S. Erasmo, col finanziamento dello stesso Sindaco Vignati; il ricupero delle strutture del palazzetto rinascimentale dei cavalieri Lampugnani di Legnanello per servire alla costruzione, con le medesime caratteristiche, del Museo Civico, inaugurato due anni dopo. Inoltre. l'Ospedale fu eretto ente morale e si costruì il padiglione chirurgia con la prima sala operatoria.
Il 19 giugno fu inaugurato il sanatorio "Regina Elena" alla presenza della Regina Margherita (oggi l'edificio è sede del Centro socio-educativo per handicappati gravi e di altre istituzioni assistenziali, tra cui la comunità-alloggio della Cooperativa Il Castoro, voluta dall'A.N.F.F.A.S.).
Il 20 settembre fu inaugurato, presente S.M. Vittorio Emanuele III, il tratto iniziale dell'autostrada Milano-Laghi fino a Gallarate, con casello anche a Legnano. Era la prima autostrada nel mondo, ideata dal varesino ing. Piero Puricelli, col patrocinio del Touring Club Italiano. Fu un'opera ardita, addirittura avveniristica per quei tempi, considerando che in Italia, nel 1924, il parco veicoli non superava le 40 mila unità, la metà delle quali concentrata proprio in Lombardia.
Il mezzo di trasporto che dominava era la bicicletta e la Franco Tosi già fabbricava da oltre un decennio le biciclette Wolsit nello stabilimento di via 20 Settembre, dove all'inizio del secolo si costruirono le prime vetturette della Fiat di Guglielmo Ghioldi. Nel 1927 la società Emilio Bozzi rilevò l'attività, rilanciando la bicicletta marca Legnano con la casa ciclistica verde oliva, nata nel 1918.
La squadra calcistica lilla, fondata nel 1913, militava in quell'anno nel massimo campionato (prima divisione), allenata dall'ungherese Schoffer.
Già da tre anni era stata costituita la Federazione Industriali Legnanesi, che proprio nel 1924 ebbe il suo momento di massimo sviluppo (in precedenza gli imprenditori della città facevano capo alla Federazione Industriali Altomilanese), anche se fu abolita con la legge fascista dei 3 aprile 1926, che eliminava le Unioni locali miste, per conformarle allo schema fisso della giurisdizione provinciale.
La città aveva come organo di stampa locale il settimanale La voce di Legnano, diretto da Carlo Guidi. A questo giornale è legato uno degli episodi della lotta repressiva delle squadre fasciste contro gli oppositori del regime. Il 1° novembre del 1926, in seguito ad una perquisizione della milizia nell'abitazione del Guidi, esponente del Partito Popolare, l'intera edizione fu bruciata in piazza S. Magno, perché il giornale non si era allineato ai commenti voluti dalle gerarchie fasciste.
Il quotidiano varesino Cronaca Prealpina dedicava già allora una pagina intera agli avvenimenti del Legnanese e della plaga, come il settimanale Luce, organo cattolico legato alla Curia.
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