Unione Italiana Ciechi di Legnano
ONLUS
Storia di Legnano
Dalla Prima alla Seconda Guerra Mondiale
Alla vigilia della prima guerra mondiale Legnano aveva consolidato la sua nuova fisionomia di centro industriale. L'Europa, nell'estate del 1914, era già scivolata sulla china di un conflitto, che ben presto, con rapida successione di eventi, dilagò dall'Austria-Ungheria alla Russia. In Italia gli interventisti si opponevano alle correnti sfavorevoli al nostro coinvolgimento in una guerra che purtroppo diventava sempre più inevitabile.
Nel 1915, Legnano contava 28.757 abitanti e proprio nell'anno precedente aveva registrato il massimo dell'incremento demografico e immigratorio con l'aumento di 1532 unità, da mettere in relazione con l'incremento dell'industria, che costituì un richiamo di manodopera e di addetti ai servizi del terziario.
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Piazza San Magno nel 1937 |
Corso Magenta nel 1935 |
I grandi complessi manifatturieri legnanesi erano in difficoltà per il blocco delle materie prime, che provenivano dalla Germania e dall'Inghilterra.
L'entrata in guerra decisa il 24 maggio, dopo accese polemiche tra neutralisti e interventisti, mise ancor più in difficoltà tanto le aziende tessili come le industrie metallurgiche. Superato il primo sbandamento, le une e le altre trasformarono in parte i loro impianti per forniture belliche. La Franco Tosi, in particolare, attrezzò uno dei reparti più vasti per la produzione in serie di affusti di artiglieria pesante.
Le alterne vicende della guerra si ripercossero anche su Legnano, sfociando in una crisi resa ancor più drammatica dall'epidemia di spagnola scoppiata nel 1917. In quello stesso anno un'altra calamità si abbatté su Legnano.
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Corso Italia (verso Piazza Monumento) nel periodo tra le due Guerre |
Corso Sempione nel 1927 |
In concomitanza con gli infausti giorni della disfatta di Caporetto una terribile alluvione causò allagamenti e danni a tutti gli stabilimenti situati lungo l'Olona, le cui acque in piena, rotti gli argini, invasero anche il centro abitato, provocando ulteriori disastri a case e negozi.
Due iniziative assistenziali furono intraprése a Legnano durante il primo conflitto mondiale. Nell'istituto delle suore canossiane "Barbara Melzi" si allestì un ospedale da guerra, mentre in una palazzina di via Bissolati, diventata poi sede del Liceo, fu impiantato in centro sperimentale di rieducazione per mutilati di guerra, intitolato alla principessa Maria José di Piemonte.
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Via Matteotti (allora viale Melzi) durante il periodo tra le Guerre Mondiali |
Corso Garibaldi angolo via Verdi |
In quegli anni in tutto il triangolo industriale lombardo si intensificarono lotte sindacali alimentate dalle condizioni politiche, ma soprattutto dai disagi delle categorie meno abbienti in una zona trasformata rapidamente da borgo agricolo a centro industriale. Questo clima di conflittualità proseguì, con alterne vicende, fino al termine della guerra.
L'evoluzione economico-sociale del nuovo sistema impose infatti sacrifici notevoli alle classi lavoratrici, data la carente legislazione sociale.
I contadini, che lasciarono le colture sempre meno redditizie, sollecitati a trasformarsi in operai di fabbrica, dovettero sottostare a forme di disciplina a loro prima sconosciute e vivere in ambienti chiusi e non sempre igienicamente soddisfacenti. Gli stessi subirono un trauma psichico e fisico a volte acuto, dopo aver ritenuto come vantaggioso il loro distacco dall'attività agricola.
Una nota ancor più dolente verificatasi a Legnano, come retaggio dei primi anni pionieristici dell'industria di fine Ottocento, fu il largo impiego della manodopera infantile. Un fenomeno comunque comune ad altri Paesi d'Europa ed in particolare all'Inghilterra.
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Corso Italia nel 1940 |
Piazza Monumento nel 1934 |
Nel periodo bellico il posto di coloro che erano arruolati fu in parte occupato nuovamente dalla manodopera giovanissima o femminile, anche perché la loro retribuzione, a quei tempi, era di gran lunga inferiore a quella maschile.
Superato il primo periodo di relativa tranquillità e di grandi trasformazioni che avevano fatto sopire le lotte sindacali e le diatribe politiche, cominciarono a riaccendersi i primi focolai isolati di malcontento e insofferenza.
Un aspetto caratteristico, del resto comune ad altre zone dell'Altomilanese e del Varesotto, fu, nel dopoguerra, la scomparsa dei partiti democratici avanzati come forza politica autonoma e influente. Nuovi protagonisti della lotta politica si inserirono come parte attiva: su un fronte la classe operaia e pochi intellettuali socialisti; sull'altro fronte le organizzazioni cattoliche, imprenditori e altre forze economiche, attorno alle quali andava aggregandosi larga parte della piccola e media borghesia conservatrice.
A partire dal 1920 si formarono i primi gruppi fascisti provenienti in parte dalla borghesia reazionaria della destra estrema e in parte da categorie eterogenee, in cui erano molti giovani, alla ricerca di possibili vantaggi. Anche alcuni esponenti del partito cattolico diventarono di punto in bianco fascisti. Nei primi manipoli si infiltrarono anche elementi dal passato penale poco raccomandabile. Il fascismo in quei momenti aveva bisogno di individui decisi, violenti, pronti anche ad usare le mani per far fronte alla massa socialcomunista sempre più agguerrita. Dal canto loro i cattolici, di recente formazione politica, denunciavano inesperienza nel controllo delle masse popolari.
Di questa situazione confusa si avvantaggiò il nascente partito fascista, che puntò subito a reprimere i moti operai delle fabbriche e ad opporre la forza di contrasto, anche fisica, alle suggestioni della propria propaganda rivoluzionaria.
La nebbia della retorica mussoliniana penetrò gradualmente in quasi tutti gli ambienti legnanesi, ma l'ordine e la disciplina, pur imposti con la forza e -per i dissidenti - con il confino e il carcere, crearono le premesse perché la città riprendesse quel processo di industrializzazione già avviato nel primo quindicennio dei secolo, rallentato, e non interrotto, durante il primo conflitto mondiale.
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