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Un altro modo di vedere il mondo: chi sono i non vedenti

...e gli ipovedenti ?


Un altro modo di vedere il mondo: chi sono i non vedenti

Ha senso chiedersi chi sono i non vedenti? Se con questa domanda si cerca di definire il concetto di non vedente tipo, cioè un insieme di caratteristiche comuni a tutti i ciechi, la risposta è no. Se è vero che la cecità può portare a certi comportamenti che non si rinvengono nei soggetti che vedono bene, è anche vero che ogni persona è a suo modo singolare. Se però vogliamo semplicemente sapere quanto poco deve vedere una persona per essere considerata cieca, allora la domanda ha senso e la risposta va ricercata nella legge.

Si intendono privi della vista coloro che sono colpiti da cecità assoluta o hanno un residuo visivo non superiore a un decimo in entrambi gli occhi con eventuale correzione. Come si può notare vi sono ricomprese anche persone che riescono a vedere qualcosa. In pratica viene utilizzato come unico parametro di valutazione l'acutezza visiva o visus, che si misura con quel tabellone che tutti voi sicuramente avrete visto dall'oculista, con varie lettere di grandezza decrescente. Si tratta di un sistema riduttivo e ormai superato dalla scienza medica. Gli strumenti attualmente in dotazione agli ambulatori oculistici consentono di misurare con buona approssimazione la forma e l'estensione del campo visivo, cioè la zona che la persona può vedere con un sol colpo d'occhio.

Vi è poi la possibilità di misurare la fotosensibilità, cioè la variazione dell'acutezza visiva al variare dell'illuminazione dell'oggetto da osservare. Così può capitare che vi siano persone che di giorno se la cavano abbastanza bene mentre di notte divengono completamente cieche, ed anche viceversa. Se le varie definisce "privi della vista" o "non vedenti" coloro che vedono meno di un decimo, quelle relative alle pensioni ed alle indennità speciali distinguono tra ciechi assoluti (coloro che non vedono nulla o al massimo sono in grado di percepire una fonte luminosa) e ciechi parziali (tutti gli altri soggetti con problemi di vista).


...e gli ipovedenti ?

La parola ipovedente è entrata da poco nel vocabolario italiano e la si rinviene per la prima volta in un testo legislativo del 1984 (decreto ministeriale sulla fornitura di protesi da parte del Servizio Sanitario Nazionale).

Dal punto di vista semantico è sicuramente una bruttura, risultando dalla fusione di una parola greca e di una latina. Essa sta ad indicare le persone che hanno grossi problemi di vista e che non rientrano nel concetto di cecità assoluta.

Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità dovrebbero considerarsi ipovedenti tutti coloro che hanno un visus inferiore a 3/10. In Italia si calcola che queste persone siano circa un milione. Per la maggior parte si tratta di anziani che hanno subito una diminuzione della loro capacità visiva in età adulta.


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