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PROFUGHI: INTERVENTO ASSESSORE GIAN PIERO COLOMBO

Pubblicato il 02/07/2016
«Credo che non si possa tacere di fronte all’ennesima campagna di disinformazione. I cittadini legnanesi devono sapere una volta per tutte come stanno veramente le cose nel merito della decisione del Prefetto di Milano di inviare dei richiedenti asilo nel nostro territorio.
Primo: se non fosse stato per la ferma opposizione della nostra Amministrazione (con il sostegno degli altri Comuni) all’ipotesi della caserma, oggi i legnanesi si sarebbero già trovati in casa loro una enorme tendopoli con 300 richiedenti asilo. E’ solo per il senso di responsabilità che abbiamo dimostrato davanti al Prefetto che si è potuto scongiurare tale sciagurata ipotesi.
Secondo: ci stiamo adoperando perché si affermi a livello locale quella politica di condivisione che giustamente tutte le forze politiche chiedono ai paesi europei; come è giusto che tutti i Paesi europei facciano la loro parte nel gestire i flussi di migranti e di profughi, così è giusto che tutti i Comuni facciano la loro parte nei diversi ambiti territoriali. E’ per questo che abbiamo rivolto un appello a tutti i 22 Comuni dell’Alto Milanese per un’accoglienza diffusa. Continueremo a batterci perché questo principio venga condiviso da tutti; se alla fine del percorso che stiamo portando avanti non tutti dovessero aderire, ne prenderemo atto e ciascuno si assumerà le proprie responsabilità davanti al Prefetto.
Terzo: le forze politiche che si stanno mobilitando contro il nostro progetto (strumentalizzando le preoccupazioni legittimamente e comprensibilmente espresse dai cittadini) per aumentare il proprio consenso, non stanno facendo l’interesse dei legnanesi, perchè se dovesse fallire il tentativo di realizzare un’accoglienza diffusa sui 22 Comuni non ci saranno alternative alla tendopoli presso la caserma di Legnano.
Quarto: le Scuole Medea sono state tirate in ballo non certo per scelta del Comune di Legnano, ma perché il Prefetto ha chiesto alla Città Metropolitana (che ne è proprietaria) di fornirgli l’elenco di tutti gli immobili di sua proprietà attualmente dismessi (e la Medea fa parte di questo elenco), per cui è il Prefetto che considera la Medea come uno degli spazi disponibili per l’accoglienza. Noi abbiamo già fatto presente al Prefetto che l’immobile non è al momento utilizzabile, che necessita di interventi di manutenzione straordinaria e che il contesto sociale circostante presenta già delle forti criticità. 
Quinto: nel caso l'utilizzo della Medea venisse confermata (ovvero nel caso di stipula del comodato d’uso tra Città Metropolitana e Prefettura) continueremo ad impegnarci (come già stiamo facendo) affinché il numero di persone ivi collocate sia il più basso possibile. E’ chiaro che se si rendessero disponibili altri spazi in diverse parti della città, questo obiettivo sarebbe più facilmente raggiungibile. Per questo continueremo a rivolgere appelli (come già abbiamo fatto in questi mesi attraverso incontri a diversi livelli) a tutta la città (parrocchie, associazioni, fondazioni, privati cittadini) affinché mettano a disposizione degli spazi per l’accoglienza. Ad oggi, purtroppo, i tanti appelli lanciati (anche dalle massime autorità religiose) non hanno prodotto granché, ma confidiamo nel fatto che lo sforzo che la Caritas sta compiendo in tutte le parrocchie della diocesi dia qualche risultato e faccia emergere nuove disponibilità di spazi. Se ciò avvenisse, si potrebbe sicuramente evitare qualsiasi concentrazione di persone in singole sedi.
Sesto: la sicurezza dei nostri cittadini è una delle condizioni che abbiamo posto al Prefetto; per questo ci siamo adoperati perché nel protocollo venisse inserito l’impegno a rafforzare la presenza delle forze dell’ordine nei diversi punti di accoglienza, impegno che il Prefetto ha garantito.
Settimo: un punto qualificante del nostro progetto è quello del coinvolgimento delle persone accolte in attività di pubblica utilità, sotto forma di volontariato civico, come è già avvenuto per gli ospiti del centro di via Quasimodo. Nessuna delle persone accolte sarà lasciata inattiva.
Ottavo: Gli enti gestori del progetto di accoglienza dovranno essere formalmente individuati dalla Prefettura. E’ chiaro che il nostro auspicio è quello di poter collaborare con enti che conoscono il nostro territorio e che hanno dimostrato affidabilità e serietà nella gestione dei progetti già in atto; ma la scelta dipende dal Prefetto».